30 Dicembre 2016

Un capodanno esplosivo. ma c’ è anche chi dice no

Un capodanno esplosivo. ma c’ è anche chi dice no

OMA. C’ è chi li definisce “gesti d’ inciviltà”, chi ricorda la conta annuale di morti e feriti. Chi punta il dito contro le sofferenze che provocano agli animali. E chi invece li ritiene un indispensabile corollario a qualsiasi genere di festa, a partire dal Capodanno ma con infinite declinazioni, comprese feste rionali, patronali e sagre di paese. I fuochi d’ artificio spaccano in due l’ Italia, tra favorevoli e contrari, senza sbocchi di dialogo. Con il partito del Sì schierato compatto a difesa di una tradizione che va avanti da secoli. Ma il fronte del No negli ultimi anni, ha guadagnato posizioni importanti, arrivando a contare un migliaio di ordinanze (su 8 mila Comuni) che vietano la vendita e l’ utilizzo di fuochi pirotecnici durante le feste di Natale e Capodanno. Da Roma a Bari, da Macerata a Messina, da Foggia a Sanremo, da Montesilvano a Porto Torres. Ordinanze molto simili tra loro, che prevedono divieto di vendita, di uso e di accensione di miccette, razzi, fontane e bombe (l’ ultima prodotta a Napoli, per il maxi botto di Capodanno, porta il nome di Trump). Imponendo multe che possono andare dai 25 ai 500 euro. Buone intenzioni che però quasi mai si traducono in pratica. Perché nessuno, di fatto, è in grado di controllare il rispetto dell’ ordinanza. Chi può controllare chi fa scoppiare cosa la notte di Capodanno? Altro che polizia municipale, non basterebbe l’ esercito. Soprattutto in alcune zone d’ Italia. Stesso discorso per la vendita: basta acquistare botti nei Comuni dov’ è consentito, oppure online, per aggirare il divieto. Il problema è che in assenza di una legislazione nazionale ciascuno fa di testa propria. Con inevitabile ricadute sui risultati. Come argomenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons: Da più di 10 anni chiediamo alle istituzioni di vietare del tutto i botti di fine anno, una tradizione insulsa che provoca decine di feriti e, in alcuni casi, anche vittime, oltre ad avere effetti devastanti per l’ inquinamento. Negli ultimi tre anni è cresciuto il numero dei Comuni che hanno vietato i fuochi d’ artificio sul proprio territorio, ma senza un provvedimento centralizzato da parte dello Stato si continuerà a procedere in ordine sparso. Divieti che sono sicuramente utili: lo scorso 31 dicembre i feriti da fuochi d’ artificio sono stati 190, contro i 253 dell’ anno precedente. R Un Comune su otto vieta la vendita dei fuochi d’ artificio, mentre è in calo il numero delle vittime. Il problema è che manca una legge nazionale.
andrea gaiardoni

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