30 Agosto 2020

«Un balzello iniquo» Addio al superticket

ROMA È ormai questione di ore poi, dal primo settembre, entrerà in vigore, per tutti e per tutti i redditi, l’ abolizione del superticket, la quota aggiuntiva di 10 euro prevista per le prestazioni sanitarie specialistiche. Una misura, attesa da anni, realizzata con risorse extra Fondo sanitario nazionale con la quale, aveva più volte affermato il ministro della Salute Roberto Speranza, «sarà cancellata una vera e propria tassa sulla salute». Per il ticket, ovvero la compartecipazione alla spesa sanitaria che è a carico degli assistiti, si spendono ogni anno quasi 3 miliardi di euro. Solo una parte di questi riguarda il superticket, novità introdotta nel 2011 durante il periodo della Spending review . Prevista nell’ ultima manovra, l’ abolizione è diventata legge il 23 dicembre e vale circa 165 milioni di euro nel 2020 e 490 per gli anni successivi. La novità è importante dal punto di vista simbolico: si cancella così un tassa che ha pesato soprattutto su chi ha meno possibilità di curarsi. «Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici – ha commentato Speranza – siamo dinanzi a una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione. Per questo a dicembre abbiamo approvato la norma che entra in vigore dall’ 1 settembre. Il superticket è abolito». Resta invece, per chi non è esonerato in base al reddito, il costo del ticket in sé, variabile a seconda delle prestazioni e pari a circa 30-35 euro. Nel corso di questi anni, oltre a pesare sulle tasche di circa 15 milioni di italiani il superticket ha anche aumentato le disuguaglianze nel Paese. “Ad oggi è possibile parlare di vera e propria giungla per i superticket – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – e non vi sono numeri certi sul gettito garantito da tale balzello anche perché le amministrazioni regionali procedono in ordine sparso, cambiando spesso le carte in tavola». In alcune regioni, prosegue Rienzi, «si paga integralmente, in altre in modo proporzionale alla ricetta o in base al reddito». D’ ora in poi, tutto questo verrà uniformato. Molt, le regioni che in tutto o in parte, già lo avevano abolito: la prima a farlo era stata l’ Emilia Romagna, nel luglio 2018, per redditi fino ai 100mila euro lordi, l’ ultima la Lombardia, dall’ 1 marzo 2020.

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