30 Maggio 2019

Un aumento delle bollette per salvare Alitalia? Authority: “Gas e luce potrebbero costare di più”

 

Cambiano i governi ma a pagare è sempre Pantalone. Per salvare Alitalia, il governo potrebbe ricorrere a un aumento delle bollette energetiche. L’ allarme lo ha dato l’ Autorità dell’ Energia (Arera): ha inviato una segnalazione a Parlamento e esecutivo suggerendo di evitare il ricorso a misure che dispongano il trasferimento diretto al Bilancio dello Stato di risorse provenienti dalla tariffa elettrica e gas, al fine di evitare ripercussioni negative su famiglie e imprese. In particolare, per quanto riguarda la norma prevista nel `Decreto Crescita` a sostegno della continuità del servizio della Compagnia, sarebbe opportuno che questa venisse modificata nel corso dell`iter di conversione in legge, per assumere il carattere di straordinarietà (una tantum), con riferimento esclusivo all`anno 2019, introducendo un termine di restituzione delle somme disponibili presso i conti di CSEA. La copertura finanziaria Sono questi i principali elementi della segnalazione relativa all`utilizzo delle disponibilità finanziarie dei conti gestiti dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) – previsto dal Decreto Legge n.34 – che l`ARERA ha inviato a Parlamento e Governo. Gli articoli 37 e 50 del Decreto prevedono la possibilità di utilizzare 650 milioni presenti sui conti della CSEA per la copertura finanziaria della misura in favore della continuità del servizio della compagnia aerea Alitalia. Nella propria segnalazione, l`Autorità sottolinea come le disposizioni, riducendo le disponibilità finanziarie della CSEA ne comprimano i margini di flessibilità, funzionali alle molteplici esigenze di copertura finanziaria degli oneri generali di sistema, inclusa la mitigazione degli effetti per i clienti finali, in caso di forti ed inattese oscillazioni dei costi di generazione o di approvvigionamento dell`energia. Le ripercussioni negative Versamenti suscettibili di generare negatività sull`intero sistema, che potrebbero tramutarsi in un incremento improprio dei prezzi dell`energia per le famiglie e per le imprese, qualora ciò dovesse tradursi in un aumento dei corrispettivi a copertura degli oneri generali, con possibili effetti sfavorevoli sul ciclo economico generale. A tale proposito, l`Autorità sottolinea che, nell`esercizio delle proprie competenze e in aderenza al proprio mandato istituzionale, continuerà a determinare i corrispettivi a copertura degli oneri generali perseguendo, in via prioritaria, la tutela dei clienti finali e l`efficiente funzionamento del settore elettrico. Codacons Codacons, Unione nazionale consumatori, e Partito democratico sono sul piede di guerra. Mettendo le mani sul “tesoretto” della Cassa per i servizi energetici e ambientali, il Governo “priverebbe le famiglie di un paracadute che serve a mitigare gli aumenti delle bollette e, di fatto, darebbe il via a forti rincari delle tariffe luce e gas a tutto danno degli utenti. Non permetteremo che per salvare Alitalia, già costata agli italiani la bellezza di 8,6 miliardi solo negli ultimi dieci anni, Lega e M5S mettano le mani in tasca ai cittadini, e siamo pronti ad avviare una battaglia legale per bloccare tale abnorme misura”, ha affermato il Codacons in una nota diffusa dopo la segnalazione dell’ Autorità dell’ Energia a Parlamento e governo. Unione nazionale consumatori “Una vergogna!”, ha urlato l’ Unione nazionale consumatori definendo il rischio, segnalato dall’ Autorità dell’ energia, di un aumento delle bollette legato. “E’ già il colmo che si buttino soldi pubblici dalla finestra per l’ ennesimo inutile salvataggio della compagnia aerea, ma ha dell’ incredibile che il costo di questa operazione, invece di gravare sulla fiscalità generale, sia caricato sul sistema elettrico, con il rischio di aumenti delle bollette di luce e gas, che sono già tra le più care d’ Europa”, ha detto Marco Vignola, responsabile settore energia dell’ Unc. “Insomma, gli oneri, come abbiamo sempre chiesto, dovrebbero semmai scendere, non certo aumentare” ha concluso Vignola. Partito Democratico “L’ articolo 37 del decreto Crescita stabilisce che il prestito Alitalia non ha limite di rimborso e non è in pre deduzione. In altre parole può non essere restituito per intero. Mentre vengono appostati 650 milioni a carico della Cassa per i servizi energetici e ambientali. Ergo delle bollette. Non è accettabile. Anche per questa ragione in commissione Attività produttive abbiamo votato contro il parere sul decreto Crescita, che si dovrebbe occupare dello sviluppo del Paese e che invece mette in conto agli italiani 650 milioni per Alitalia. Il governo del cambiamento, sapendo che non ci sarà nessuna operazione di mercato, nasconde tra le righe del provvedimento il salvataggio di Alitalia a spese degli italiani, senza designare un futuro industriale per la compagnia”, hanno sostenuto Gianluca Benamati e Sara Moretto, rispettivamente vicepresidente e capogruppo del Pd in commissione Attività produttive della Camera. Le prime turbolenze Alitalia è stata una palla al piede di molti governi: Le prime turbolenze finanziarie risalgono a metà anni ’90, cinquant’ anni dopo la fondazione. Cinquant’ anni nei quali, sotto il controllo completo dello Stato (l’ Iri prima, il ministero del Tesoro poi), Alitalia aveva funto anche da macchina per generare consensi politici a colpi di assunzioni. Un sistema destinato a morire con la fine della 1 Repubblica e con l’ ingresso dell’ Italia nell’ unione monetaria. Con i parametri di Maastricht da rispettare non è più tempo di spese allegre. Costi che già allora rendevano il vettore poco competitivo rispetto alla concorrenza. Da Prodi a Berlusconi Il 15 marzo 2008 un gruppo franco-olandese presenta un’ offerta di scambio di azioni per il 100% del capitale, che prevedeva 2.100 esuberi e una ricapitalizzazione da un miliardo. Avrebbe potuto essere la volta buona. Prodi però tratta in condizioni di estrema debolezza, essendo stato sfiduciato due mesi prima, aprendo una campagna elettorale nella quale sarebbe finita in mezzo anche Alitalia. Intanto, Berlusconi promette agli elettori una battaglia per preservare “l’ italianità” del vettore. “Se Alitalia cadesse nelle mani di Air France tanti turisti finirebbero a visitare i castelli della Loira invece che le nostre città d’ arte”, è la tesi del Cavaliere che, con un guizzo dei suoi, si era inventato lo slogan “Io amo l’ Italia, io volo Alitalia”. Gli italiani, però, hanno continuato ad amare i prezzi stracciati offerti da Ryanair e Easy Jet. Corrado Passera Le urne premiarono Berlusconi, che mantenne la parola. L’ atteggiamento ostile dei sindacati fa il resto e Air France, che si era impegnata a rilevare la Compagnia si sfila. Tramontato il matrimonio con i francesi, Berlusconi affida all’ allora amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, il ruolo di regista dell’ operazione salvezza. Forse non aveva pensato che Alitalia no era il suo Milan di allora: come sia andata a finire, senza dare colpe particolari a Passera e a chi è venuto dopo di lui, lo si capisce da quello che sta accadendo adesso. Pagheranno ancora una volta gli italiani? Forse sì.

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