20 Gennaio 2011

Ultima corsa degli “atipici” per avere un contratto fisso

Scade il 23 gennaio il termine per presentare «annuncio» di azione legale Lo prevede il Collegato Lavoro e riguarda chi ha almeno 36 mesi di lavoro

Per tutti i lavoratori a tempo determinato o con contratti atipici il tempo stringe. Il 23 gennaio è l’ultima data utile per presentare al datore di lavoro l’impugnazione del licenziamento e l’annuncio di un’azione legale. Basta che i lavoratori non siano stagionali e che abbiano maturato con lo stesso datore di lavoro 36 mesi di lavoro anche non continuativo, perché l’operazione debba essere fatta per evitare l’azzeramento della posizione lavorativa pregressa una volta che il contratto sia scaduto. Una eventualità che il sindacato spera di scongiurare, visto che precluderebbe la possibilità di una regolarizzazione a tempo indeterminato. In base ai dati raccolti dal Servizio formazione, lavoro e politiche sociali della Provincia nel 2010 sono stati 21.853 i contratti avviati tra determinato, intermittente e parasubordinato, un numero che può dare una misura del bacino di lavoratori potenzialmente interessato al problema.
«Non importa che siano dipendenti pubblici o privati, che il contratto sia determinato o a progetto – spiega Ettore Armanasco, della Cgil provinciale -. Quello che importa è che la posizione acquisita con le assunzioni precedenti non venga azzerata». A imporre la scadenza del 23 gennaio è il cosiddetto collegato lavoro, la legge 183 pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 9 novembre scorso. La nuova norma modifica l’accesso all’arbitrato di lavoro e le regole per impugnare i licenziamenti. Ed è proprio su questo aspetto che è scattata dall’autunno la mobilitazione sindacale. Priorità è stata data a chi ha terminato il contratto prima di novembre, ma anche coloro che hanno ancora in essere un rapporto di lavoro appena scadrà si dovranno cautelare. Le scadenze fissate dalla legge sono 60 giorni per l’impugnazione del licenziamento e 270 giorni per l’azione legale. Tempi molto più stretti dei 5 anni previsti dalla precedente normativa, più garantista nei confronti dei lavoratori.
«Escludendo i contratti legati alla stagionalità strutturale – spiega Armanasco, che segue il pubblico impiego -, in provincia una buona fetta dei precari sono nel settore pubblico. Attualmente abbiamo in corso due vertenze. Una riguarda i lavoratori della Croce rossa, l’altra i Centri di formazione professionali, in totale circa una quarantina di posizioni a rischio. Alla Croce Rossa, tranne cinque a tempo indeterminato, sono tutti precari. Tre hanno già avviato per conto loro delle cause di lavoro, gli altri hanno impugnato il contratto». Nel caso della Croce Rossa alla questione del collegato lavoro si aggiunge quella del braccio di ferro con la Regione per la gestione del servizio di soccorso. Il Pirellone potrebbe decidere di mettere a gara il servizio affidandolo a un altro soggetto. In questo caso i dipendenti, precari della Cri dal 2004, resterebbero a casa in attesa di ricominciare tutto da capo con il nuovo gestore. Per questo nei prossimi giorni ci sarà un presidio di protesta sotto il palazzo della Regione a Miliano. «La situazione è critica – aggiunge il sindacalista – perché i rapporti di lavoro sono stati confermati solo fino a gennaio».
Anche nei Centri di formazione professionale della provincia la presenza di precari viene seguita da vicino e la vertenza sfocerà in azioni di protesta in Provincia.
Nella scuola, altro grande bacino di precarietà, secondo Marina Pensa, della segreteria Cgil, responsabile del settore, gli interessati tra docenti e Ata potrebbero essere ben oltre i 500 che quest’anno hanno ricevuto la nomina. «Va calcolato che anche chi non è stato confermato quest’anno rientra nelle questioni inerenti il collegato lavoro – spiega Pensa -. Si tratta di vertenze delicate perché non esiste una giurisprudenza in materia. Per adesso qualunque lavoratore abbia dubbi sul proprio licenziamento entro il 23 deve impugnarlo. Poi nei 270 giorni successivi le varie posizioni dovranno essere vagliate per verificare se ci siano i presupposto reali per un’azione legale. E sulla scorta di quanto proposto dal Codacons stavamo valutando se sia possibili avviare delle class action attraverso le associazioni dei consumatori legate ai sindacati».
In questo ambito, alla Direzione provinciale del lavoro è in via di istituzione la nuova commissione di conciliazione che vedrà sedersi al tavolo rappresentanti dei sindacati e dei datori di lavoro, quindi non più con funzione di valutazione dei singoli casi arrivati alla fase della vertenza.

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