19 Settembre 2017

Uccisa dai morsi di due pitbull «Mai lasciare i bimbi con i cani»

La piccola Victoria è sgattaiolata fuori casa, sfuggendo al controllo del nonno. È uscita ed è andata incontro ai due pitbull «red noise» del papà, che non era lì, stava in Germania per lavoro. E poi l’ aggressione, i morsi violenti che hanno ridotto a brandelli la maglietta a righe bianche e rosse della bimba, morta sbranata a soli 14 mesi. Inutili gli spari dei carabinieri che hanno ucciso i due cani, che impedivano l’ accesso dei soccorsi nel giardino. E il giorno dopo la tragedia avvenuta domenica sera a Flero, in provincia di Brescia, tanti a dire che era «una tragedia annunciata». Colpa dei cani, di una razza fino a pochi anni fa inserita nell’ elenco delle 17 più pericolose? Colpa di come quei cani erano stati addestrati (obbedivano pare solo al padrone, il padre di Victoria) e delle condizioni in cui vivevano, in venti metri quadri di cortile?«Sicuramente era una situazione complessa, difficile, che rischiava di generare, come di fatto è accaduto», commenta Livio Guerra, educatore cinofilo veronese. Tuttavia, al di là dell’ educazione e delle condizioni nelle quali vivono, con i cani c’ è una regola, che vale sempre: «Mai lasciare i bambini soli con i cani, con qualsiasi razza di cane», sottolinea Guerra. «I bimbi», spiega, «interagiscono con i ‘quattro zampe’ a modo loro, spesso in malo modo. I cani a loro volta regolano il comportamento del bimbo come farebbero con un loro cucciolo, ringhiando». E se un cucciolo questa reazione la capisce e di conseguenza si ferma, un bimbo non ha gli strumenti per intuirne il significato. E non si ferma. E la conseguenza possono essere morsi, anche violenti. Morsi che possono trasformarsi in tragedia. Ma una cosa è certa, secondo Guerra: «Un cane i segnali li dà». Si tratta di capirli. E una bimba di 14 mesi non ha gli strumenti per farlo. LA QUESTIONE DELLA RAZZA. Insomma, il nocciolo della questione è la relazione tra cani e bimbi, «la razza», continua l’ educatore, «incide fino a un certo punto. Conta come vengono educati alla convivenza reciproca, che non significa obbedienza ma relazione e collaborazione. E poi il cane deve avere i suoi spazi dei quali si sente padrone, così come dei suoi oggetti. Se il bambino li viola, il cane dà dei segnali. E se il comportamento del bimbo è eccessivo, l’ adulto deve subito intervenire». Succede così con tutte le razze, sottolinea Guerra. Poi è ovvio, il morso di un pitbull non è paragonabile a quello di un barboncino.RABBIA DELLA CODACONS. Non è d’ accordo la Codacons, che su quanto accaduto nel Bresciano commenta: «Sono assolutamente indifferenti le dinamiche che hanno causato l’ aggressione di Flero, perché è indubbio che esistano razze di cani potenzialmente pericolosi per l’ uomo. Indipendentemente dall’ educazione che si dà al proprio animale, è universalmente riconosciuto che alcune specie, come i pitbull o i rottweiler, per le loro caratteristiche proprie possono provocare ferite letali in caso di morsicatura». Diversa è la posizione di Aidaa, l’ associazione italiana difesa di animali e ambiente: «Non possiamo non rilevare l’ inutile crudeltà dell’ aver voluto abbattere i cani che hanno fatto solo ed esclusivamente quanto è nella loro natura, speriamo che siano accertate con severità le responsabilità umane in questa tragedia e una volta accertate siano punite con rigore». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
francesca lorandi

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