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11 Febbraio 2014

Uccisa a 18 anni da un ascesso “Non aveva i soldi per curarsi”

Uccisa a 18 anni da un ascesso “Non aveva i soldi per curarsi”

Qualcuno lo sussurra, con lo sgomento del paradosso, della barzelletta finita in tragedia: «È morta per un mal di denti». Certo è difficile dire davanti al cadavere di una ragazza di diciotto anni, davanti allo sguardo di una madre senza parole, se questa sia più una storia di povertà, di trascuratezza oppure di sfortuna. Perché – dicono adesso i medici – è raro che un ascesso si trasformi nel giro di qualche settimana in un’ infezione polmonare senza scampo.Ma il corpo di Gaetana Priolo, 18 anni da poco compiuti, seconda di quattro figli cresciuti a Brancaccio – quartiere di mafia e del primo martire di mafia, don Puglisi – sta a dire che è possibile. Se curarsi i denti è un lusso, se la sanità pubblica è solo il pronto soccorso dell’ ospedale al quale rivolgersi per le emergenze, se l’ età convince a fare spallucce fin quando il dolore non diventa insopportabile. Ed era insopportabile, quel mal di denti, il 19 gennaio scorso, quando Gaetana viene portata all’ ospedale Buccheri La Ferla dopo essere svenuta. Sono già passate le undici di sera. «Sospetto ascesso dentario», scrivono i medici dopo averle dato un analgesico. Lei sta meglio, la dimettono e la rinviano per competenza al Policlinico, dove c’ è un reparto di Odontoiatria. Ma, forse per paura, forse per superficialità, la ragazza non segue il consiglio. In ospedale (un terzo ospedale, il Civico) arriva il 25 gennaio, quando l’ infezione ha fatto molta strada e dalla bocca ormai serrata e gonfia si è spostata ai polmoni: le viene diagnosticata una fascite narcotizzante, viene operata alla bocca e ricoverata alla Seconda rianimazione. Da cui esce morta.Adesso sono in tanti a stringersi intorno alla madre, una donna che mantiene la famiglia come donna delle pulizie da quando il marito, barista, se n’ è andato via. C’ era Gaetana, con i suoi diciotto anni e la sua licenza media presa da poco grazie al corso di integrazione scolastica che aveva frequentato al Centro Padre Nostro del suo quartiere, la struttura fondata da don Puglisi vent’ anni fa. E altri due figli. Tutti in tre stanze di via Azolino Hazon, la strada diventata simbolo della lotta del prete ucciso da Cosa Nostra. «Gente dignitosa, ma in casa di soldi ce n’ erano pochi. Non certo per curarsi i denti», raccontano i vicini. E ora c’ è chi accusa il sistema sanitario pubblico «dove le liste d’ attesa sono lunghissime, al punto da spingere un numero crescente di utenti a rinunciare alle cure», come denuncia il Codacons. Non ci sono denunce e tantomeno indagati, per il momento, anche se la famiglia accusa i medici del Civico e chiede giustizia.
laura anello

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