15 Aprile 2017

Uber per ora evita il blocco l’ ultima parola al Tribunale

Uber per ora evita il blocco l’ ultima parola al Tribunale

ROMA. Sul filo di lana, Uber evita il blocco del suo servizio di trasporto che sarebbe scattato il 17 aprile, lunedì di Pasquetta. Il Tribunale di Roma accoglie la richiesta di Uber di congelare l’ ordinanza che, pochi giorni fa, il 7 aprile, le ha intimato l’ interruzione di ogni attività, pena una sanzione di 10 mila euro al giorno. Lo stop, per concorrenza sleale nei confronti dei servizi classici di taxi e noleggio con conducente. Uber, dunque, continuerà ad operare in attesa che il Tribunale discuta nel merito la domanda di appello che la società ha avanzato contro l’ ordinanza di blocco. Uber, che dà notizia dello scampato pericolo, è certa che l’ ordinanza del 7 aprile cadrà perché contraria «alle linee guida europee sull’ apertura del mercato dei trasporti». Felice è l’ associazione dei consumatori Codacons, che si augura la vittoria totale di Uber e una nuova stagione di «concorrenza piena » in questo settore. Felice è anche l’ Unione Nazionale Consumatori che chiede di «regolamentare » – non di vietare – i viaggi sul modello Uber. Altroconsumo sarà addirittura al fianco di Uber – nell’ udienza di appello del 5 maggio – «per tutelare la libertà di scelta dei cittadini». I sindacati dei tassisti (Uiltrasporti, Fit Cisl, Ugl, Federtaxi Cisal e Fast Tpnl Confsal) giudicano «comprensibile» la sospensione visto che l’ udienza di appello è molto vicina. Ma sono certi che Uber perderà anche nel secondo grado di giudizio perché la sua violazione della concorrenza è palese. Graziano Delrio dice (a Rai-News24) che il governo lavora a una «regolazione moderna ed efficace» della materia. L’ importante – spiega il ministro dei Trasporti – è che prenda forma una normativa completa e che non siano i tribunali, a decidere (tesi che il deputato Boccadutri, del Pd, condivide in pieno). L’ esecutivo vuole andare incontro alla domanda delle persone di una mobilità più accurata e flessibile. Nello stesso tempo nota Delrio – le multinazionali non possono imporre «condizioni di lavoro non adeguate». E neanche possono beneficiare avverte Francesco Boccia – di un regime fiscale di favore. Scrive il presidente della Commissione Bilancio della Camera che Uber sarà un «interlocutore credibile » solo «quando pagherà le tasse in Italia. Se un’ azienda come Uber fa business nel nostro Paese non vedo perché non debba anche versare le imposte come ogni altro cittadino italiano. La politica ha il dovere di porre rimedio a questa palese e grave mancanza di equità fiscale». ( a. fon) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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