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26 Giugno 2001

Tutto Hegel in cinque righe

Tutto Hegel in cinque righe un`impresa quasi impossibile

Napoli, i ragazzi del liceo Vico e l`impatto con i test

NAPOLI – I primi a schizzar fuori dal liceo, l`aria un po` stralunata, sono Dalila Pellegrino, Elena Cappuccio e Luigi Salerno, terza B al “Vico“, che due ore esatte dopo essersi visti piazzare davanti al naso il plico “mostruoooso“ delle domande, tre per materia, quattro materie, si sono decisi a consegnare il compitino bell`e confezionato, sessanta righe in tutto, cinque per quesito. “Terza prova“ di maturità, è andata. Un respiro di sollievo. Ad affrontarla, la prova “amerikana“ non è poi risultata brutta come sembrava. Tanta paura per nulla? Risponde Dalila, media dell`8,1: «Beh, non proprio nulla, le domande erano belle toste. Però generali, si poteva spaziare». Anche se il problema vero del test (per chi è visto risparmiare il quiz a risposta multipla) è la sintesi. «Perché ti voglio vedere a riassumere in cinque righe la dialettica di Hegel, la noia, l`angoscia e la disperazione in Kierkegaard, un rigo solo a scriverne per intero il nome», nella disperata rincorsa dell`esattezza, sfuggendo alle trappole della banalità, ma anche cercando di segnalarsi in qualche modo con un guizzo d`intelligenza. Insomma, per una scuola che è ancora una palestra di retorica, un vero scherzo da prete.
Da questo punto di vista, è andata meglio a quelli della terza A, stesso istituto, che hanno dovuto rispondere a un solo quesito per materia, in quindici righe. Con una formulazione di questo tipo, la porta troppo stretta della sintesi è barattata con il terno al lotto della domanda secca. «E lì o sai o non c`è santo che tenga», come dice Andrea Casolaro. E, se non sai, neppure Internet stavolta può essere d`aiuto: perché le domande sono diverse classe per classe e perché i commissari, dopo la tempesta suscitata dal Codacons sui temi d`Italiano e di Greco, si sono fatti specialmente occhiuti. D`altra parte, racconta Laura Menna, «due ore e mezzo per quattro materie sono poche» e risulta difficile «persino copiare in bella dalla minuta», altro che usando cellulari, wap e palmari, come spiega con foga incontenibile Stefania Anzoise.

I “copioni“ tecnologici, d`altra parte, «a Napoli, se c`erano, erano pochi». Non tanto per arretratezza quanto per pragmatismo. Per dirla con Michele Stefanile, media del 9: «Chiedere aiuto all`esterno si poteva, ma era complicato. E non ha senso rischiare di vedersi annullato il compito», sicché i maturandi del “Vico“ hanno evitato religiosamente persino di passarsi biglietti, insistendo caso mai in quelli che la presidente della Commissione, Consilia Sarno, chiama con gentile eufemismo “tentativi di collaborazione“ che certo sono stati scoraggiati ma senza accanimento perverso, «visto che il suggerimento è come un seme: germoglia solo su un terreno arato». Insomma, se si è copiato lo si è fatto allungando l`occhio, come si è sempre fatto. Nelle prove classiche come nel test “trasversale“ che, sia pure nella formula della trattazione sintetica, dopo tante perplessità, sembra infine aver superato la provafinestra anche nei licei, se persino una insegnante come la Sarno, da tre anni in pensione, considera la formula degli esami scritti «nel complesso soddisfacente». I nodi al pettine, in ogni caso, verranno con la prova orale, a partire da lunedì.

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