22 Novembre 2009

Tutti uniti sul made in Italy un’opportunità irrinunciabile

Confartigianato ha delineato i contorni strategici della normativa

Civitanova Entrerà in vigore martedì prossimo la nuova legge sul "Made in Italy" (la 99 del 2009). Ma, nel distretto calzaturiero, ci sono ancora perplessità sull’effettiva tracciabilità del prodotto imposta dalle nuove norme. Il tema è stato discusso in un convegno organizzato dalla Confartigianato a Civitanova (teatro Cecchetti). Sul palco, i lavori sono stati coordinati dal giornalista Giuseppe Corradini. Erano presenti Giuseppe Mazzarella, presidente nazionale del settore moda della Confartigianato; Giuliano Bianchi, presidente della Camera di commercio; Fabio Badiali, assessore regionale alle attività produttive;  Alberto Binanti, presidente regionale del Codacons; Stefano Iommi (Confartigianato orafi) ed Enzo Mengoni, (Confartigianato panificatori). Toccati, quindi, aspetti legati alla tutela del Made in Italy in più settori. La nuova legge, unitamente al decreto 153 del 25 settembre 2009, introduce un marchio per salvaguardare la qualità delle produzioni italiane, offrire ai consumatori una reale garanzia su quanto acquistato, combattere la contraffazione. Unanimemente viene riconosciuto come un notevole risultato, da anni auspicato dalla Confartigianato e da altre associazioni di categoria. Ma il testo si presta, come confermato da Bianchi e dallo stesso Mazzarella, a diverse interpretazioni. Si definisce, infatti, "interamente realizzato in Italia il prodotto o la merce per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano". Proprio sul termine "lavorazione" rimane qualche dubbio. Per il sindaco di Montecosaro Stefano Cardinali, la legge "è ancora ambigua" e non distingue il "full made in Italy". "Si rischia di definire come prodotti italiani anche quelli i cui semi-lavorati (soprattutto nelle calzature) sono prodotti all’estero ed assemblati da noi ha detto quindi un Made in Italy a due binari". Cardinali, a capo dei comitato di sindaci che racchiude 26 Comuni e alcune associazioni di categoria, continuerà la battaglia per migliorare la legge con una definizione più stringente di "totalmente prodotto in Italia". Dal palco, Bianchi accoglie l’invito a richiedere chiarimenti, anche se "non vede ambiguità nella definizione". Mazzarella ha posto l’accento sul ruolo in prima linea portato avanti dalla Confartigianato in questa lotta. "Una dura battaglia ha detto di cui finalmente si vedono i risultati. Ora più che mai dobbiamo rimaner uniti. Qualche grande imprenditore della zona, che pure produce anche fuori Italia, ha detto che il Made in Italy si vende da solo, dopo marchi come Visa e Coca-Cola. E’ vero, ma deve essere riconosciuto a chi produce interamente in Italia".

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