21 Giugno 2007

Tutti (o quasi) contro Peppermint

Tutti (o quasi) contro Peppermint

Si contesta l?efficacia e la legittimità della transazione-rinuncia agli atti depositata in giudizio





Nell`indifferenza quasi totale del sistema politico, prosegue, senza esclusione di colpi, la battaglia tra i titolari di diritti d`autore e la tutela della privacy dei consumatori. Il 19 giugno presso la sez. 9 del Tribunale di Roma, Giudice dott. Gabriella Muscolo, il Garante privacy, Adiconsum e il Codacons, si sono costituiti in giudizio contro Peppermint. L`Adiconsum ha insistito sulla questione di illegittimità costituzionale dell`art. 156 bis della Legge sul diritto d`autore, contestando l`efficacia e la legittimità della transazione-rinuncia agli atti depositata in giudizio da Peppermint e Wind, in quanto non solo produttrice di effetti lesivi per il diritto alla privacy dei consumatori, bensì perché conclusa senza che l`odierno procedimento fosse stato notificato al Garante della privacy.
Quest`ultimo ha concordato con la difesa dell`Adiconsum, ha sollevato la questione di pregiudiziale comunitaria, facendo presente al giudice come una causa simile al problema Peppermint penda già presso la Corte di giustizia europea.Il Codacons ha inoltre rilevato come la rinuncia agli atti del giudizio tra Wind e Peppermint, che ha portato a un atto di transazione privato, possa essere in violazione dei diritti della privacy dei consumatori.

Tutte le parti costituite ad eccezione di Wind hanno poi chiesto che se pur il giudice volesse ritenere valido l`accordo tra Wind e Peppermint; questo giudizio debba proseguire per avere una pronuncia sulla pregiudiziale comunitarie e l`illegimità costituzionale. Il giudice ha ritenuto valide la costituzione in giudizio del Garante, Adiconsum e Codacons, e a rinviato l`udienza al 18 Luglio, che è la stessa data in cui c`è la causa Peppermint-techland contro Tiscali. Nel frattempo, in Svizzera, l`Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT), l`equivalente del nostro garante, ha emesso una nota: in sostanza si afferma che le indagini devono essere svolte dalla polizia. “Benché gli interessi dei titolari di diritti d`autore possano essere ritenuti legittimi – spiega la nota – gli strumenti che questi utilizzano a tutela dei loro diritti non devono ledere la sfera privata degli internauti. In altri termini, il fine non giustifica i mezzi. Occorre in particolare osservare i principi di liceità, trasparenza, conformità allo scopo e proporzionalità.

Nell`ambito della lotta alla pirateria, l`utilizzo da parte di privati di un programma che permetta di individuare e rilevare sistematicamente e proattivamente le violazioni del diritto d`autore commesse in Internet (una sorta di monitoraggio della rete) non può essere ritenuto conforme ai principi summenzionati, in quanto equivale a esercitare una sorveglianza permanente su Internet e sulle reti P2P. A prescindere dal valore probatorio delle tracce informatiche rilevate dal programma e dalla proporzionalità della misura, riteniamo che tali indagini dovrebbero essere condotte da autorità giudiziarie (o di polizia), e non da privati“. Siamo quindi al paradosso di una società che dal suo rifugio elvetico può monitorare il nostro paese ma non si può azzardare a farlo in casa sua. In Italia il fronte si è allargato, perché un`altra società pretende diritti, la polacca Techland, specializzata in videogiochi tra cui spicca lo sparatutto “Call of Juarez“. Quest`ultima, dopo aver aperto una serie d?iniziative analoghe in Francia, per aumentare l`efficacia dell`azione in, ha deciso nel nostro Paese di lavorare congiuntamente con Peppermint. Le persone colpite da questo nuovo ed inedito procedimento di “giustizia fai da te“ sono destinate ad aumentare significativamente nei prossimi mesi.

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