Tutti contro la Raggi, che toppa perfino sull’ albero di Natale
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fonte:
- Giornale d`Italia
Il ponte dell’ Immacolata continua a far discutere nella Capitale, dove non erano mai state sollevate così tante polemiche sull’ organizzazione delle festività. Le ultime critiche, in ordine di tempo, hanno riguardato l’ albero di piazza Venezia, simbolo del Natale, alla cui cerimonia di illuminazione era presente il sindaco Virginia Raggi. “Scarno” e “striminzito”: è stato bollato così l’ abete sui social per l’ albero di piazza Venezia. L’ albero è stato addobbato dai tecnici del Comune con palline e luci ma l’ effetto non trasmette quel clima di festa atteso da romani e turisti. “Questo è il nostro omaggio per la città: un albero addobbato a festa, con eleganza e semplicità, per regalare a romani e turisti un’ atmosfera unica, nel pieno rispetto della sobrietà”, ha rivendicato l’ assessore all’ Ambiente Pinuccia Montanari. La reazione del web è stata esattamente negativa. L’ abete, complice l’ aspetto non proprio rigoglioso delle fronde, ha un nomignolo impietoso: “Spellacchio”. Ad usare l’ appellativo “Spellacchio” per definire il tradizionale albero di Natale di piazza Venezia e’ stato ad esempio Vittorio Zucconi che in un post al vetriolo ha scritto: “E’ arrivato in piazza Venezia Spellacchio, il desolato abete che perfettamente rappresenta l’ amministrazione Raggi”. Prosegue così una polemica infinita. Anche lo scorso anno il predecessore fu battezzato dai romani, sarcastici e fulminei, “Povero tristo”, con tanto di account Twitter che ne raccontava le vicissitudini neanche fosse un personaggio di un racconto natalizio di Dickens. Non è tutto. C’ è delusione tra i romani anche per il mancato allestimento delle bancarelle natalizie in piazza Navona durante il ponte dell’ Immacolata, che rischia di ripetersi anche nella storica festa della Befana. Già slittata di una settimana (la partenza era fissata per il 2 dicembre) la vicenda delle assegnazioni e dell’ organizzazione dei banchi sta diventando sempre più confusa. Affievolita la polemica intorno ai vincitori del bando, ancora una volta la famiglia Tredicine, il nodo resta il piano sicurezza, obbligatorio secondo la direttiva Minniti e che, stando a quanto fissato dal bando capitolino, deve essere pagato dagli operatori. Nei giorni scorsi una lettera inviata dal dipartimento Attività produttive ai vincitori del bando indicava la cifra di 343mila euro per adempiere al piano e invitava gli operatori a recarsi nel pomeriggio in via dei Cerchi per ritirare la licenza, necessaria a montare gli stand, a queste condizioni. Tant’ è, dopo una serie di riunioni tra i rappresentanti degli operatori e il presidente della commissione Commercio, Andrea Coia, affiancato dal capostaff dell’ assessore Meloni, Leonardo Costanzo, è emerso che le licenze verranno ritirate lunedì, e nel frattempo le organizzazioni che rappresentano i vincitori del bando cercheranno un preventivo più basso per il piano sicurezza “ma sempre in conformità con quello già approvato dalla Prefettura”. Non appena troveranno la quadra, monteranno i banchi e finalmente piazza Navona avrà la sua Festa della Befana. A meno che, ma questa opzione sembra ormai la meno accreditata, i costi non rimangano elevati e parte degli operatori decida di non montare. Nel frattempo il mercatino della Befana è finito sul tavolo di Raffaele Cantone. Il Codacons ha inviato nei giorni scorsi un esposto all’ Autorità Anticorruzione chiedendo di aprire un’ indagine sull’ assegnazione degli stand e sulla procedura seguita dal Comune di Roma per l’ aggiudicazione dei banchi. Nei giorni scorsi c’ erano stati anche momenti di tensione in maggioranza, che ora sembrano essere rientrati, tant’ è che era circolata la voce di un possibile addio dell’ assessore allo Sviluppo economico, Adriano Meloni. Il sindaco si era infuriata con il suo delegato per alcune dichiarazioni rilasciate al Messaggero sull’ esito della festa della Befana, aggiudicata dalla famiglia Tredicine. All’ indomani della pubblicazione degli esiti del bando, infatti Meloni aveva difeso su Facebook i risultati, pubblicando gli esposti dei Tredicine e puntando sulla qualità della festa. Al centro del contendere, la gestione del bando e l’ operato della presidenza della commissione Commercio, che fa capo appunto ad Andrea Coia. A precisa domanda (“A fronte della graduatoria e dei nomi dei vincitori, crede che il consigliere Coia si sia accordato con i Tredicine?”), Meloni aveva risposto in maniera altrettanto esplicita: “Visto l’ esito del provvedimento, è lecito pensarlo”. Anzi, a Coia era stato affibbiato il soprannome, almeno stando al quotidiano romano, “Coidicine” frutto del mix con la storica famiglia di ambulanti romani. Il ponte dell’ Immacolata continua a far discutere nella Capitale, dove non erano mai state sollevate così tante polemiche sull’ organizzazione delle festività. Le ultime critiche, in ordine di tempo, hanno riguardato l’ albero di piazza Venezia, simbolo del Natale, alla cui cerimonia di illuminazione era presente il sindaco Virginia Raggi. “Scarno” e “striminzito”: è stato bollato così l’ abete sui social per l’ albero di piazza Venezia. L’ albero è stato addobbato dai tecnici del Comune con palline e luci ma l’ effetto non trasmette quel clima di festa atteso da romani e turisti. “Questo è il nostro omaggio per la città: un albero addobbato a festa, con eleganza e semplicità, per regalare a romani e turisti un’ atmosfera unica, nel pieno rispetto della sobrietà”, ha rivendicato l’ assessore all’ Ambiente Pinuccia Montanari. La reazione del web è stata esattamente negativa. L’ abete, complice l’ aspetto non proprio rigoglioso delle fronde, ha un nomignolo impietoso: “Spellacchio”. Ad usare l’ appellativo “Spellacchio” per definire il tradizionale albero di Natale di piazza Venezia e’ stato ad esempio Vittorio Zucconi che in un post al vetriolo ha scritto: “E’ arrivato in piazza Venezia Spellacchio, il desolato abete che perfettamente rappresenta l’ amministrazione Raggi”. Prosegue così una polemica infinita. Anche lo scorso anno il predecessore fu battezzato dai romani, sarcastici e fulminei, “Povero tristo”, con tanto di account Twitter che ne raccontava le vicissitudini neanche fosse un personaggio di un racconto natalizio di Dickens. Non è tutto. C’ è delusione tra i romani anche per il mancato allestimento delle bancarelle natalizie in piazza Navona durante il ponte dell’ Immacolata, che rischia di ripetersi anche nella storica festa della Befana. Già slittata di una settimana (la partenza era fissata per il 2 dicembre) la vicenda delle assegnazioni e dell’ organizzazione dei banchi sta diventando sempre più confusa. Affievolita la polemica intorno ai vincitori del bando, ancora una volta la famiglia Tredicine, il nodo resta il piano sicurezza, obbligatorio secondo la direttiva Minniti e che, stando a quanto fissato dal bando capitolino, deve essere pagato dagli operatori. Nei giorni scorsi una lettera inviata dal dipartimento Attività produttive ai vincitori del bando indicava la cifra di 343mila euro per adempiere al piano e invitava gli operatori a recarsi nel pomeriggio in via dei Cerchi per ritirare la licenza, necessaria a montare gli stand, a queste condizioni. Tant’ è, dopo una serie di riunioni tra i rappresentanti degli operatori e il presidente della commissione Commercio, Andrea Coia, affiancato dal capostaff dell’ assessore Meloni, Leonardo Costanzo, è emerso che le licenze verranno ritirate lunedì, e nel frattempo le organizzazioni che rappresentano i vincitori del bando cercheranno un preventivo più basso per il piano sicurezza “ma sempre in conformità con quello già approvato dalla Prefettura”. Non appena troveranno la quadra, monteranno i banchi e finalmente piazza Navona avrà la sua Festa della Befana. A meno che, ma questa opzione sembra ormai la meno accreditata, i costi non rimangano elevati e parte degli operatori decida di non montare. Nel frattempo il mercatino della Befana è finito sul tavolo di Raffaele Cantone. Il Codacons ha inviato nei giorni scorsi un esposto all’ Autorità Anticorruzione chiedendo di aprire un’ indagine sull’ assegnazione degli stand e sulla procedura seguita dal Comune di Roma per l’ aggiudicazione dei banchi. Nei giorni scorsi c’ erano stati anche momenti di tensione in maggioranza, che ora sembrano essere rientrati, tant’ è che era circolata la voce di un possibile addio dell’ assessore allo Sviluppo economico, Adriano Meloni. Il sindaco si era infuriata con il suo delegato per alcune dichiarazioni rilasciate al Messaggero sull’ esito della festa della Befana, aggiudicata dalla famiglia Tredicine. All’ indomani della pubblicazione degli esiti del bando, infatti Meloni aveva difeso su Facebook i risultati, pubblicando gli esposti dei Tredicine e puntando sulla qualità della festa. Al centro del contendere, la gestione del bando e l’ operato della presidenza della commissione Commercio, che fa capo appunto ad Andrea Coia. A precisa domanda (“A fronte della graduatoria e dei nomi dei vincitori, crede che il consigliere Coia si sia accordato con i Tredicine?”), Meloni aveva risposto in maniera altrettanto esplicita: “Visto l’ esito del provvedimento, è lecito pensarlo”. Anzi, a Coia era stato affibbiato il soprannome, almeno stando al quotidiano romano, “Coidicine” frutto del mix con la storica famiglia di ambulanti romani.
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