26 Settembre 2018

Tutti in fila per il processo, ma non Toninelli

“Palazzo di Giustizia”. Sono arrivati a centinaia ieri davanti al Tribunale di Genova per l’ incidente probatorio dell’ inchiesta sul ponte. Una folla richiamata forse da quella parola, ‘giustizia’, scritta a caratteri dorati sul portone. Il verdetto è lontano, ma parenti, amici, semplici cittadini sono venuti lo stesso. Mancava il ministero delle Infrastrutture che non si è costituito parte civile (finora). L’ appuntamento era nell’ aula magna del Tribunale, dove in passato sono state celebrate le udienze di altre tragedie di Genova: il terrorismo, il G8 , le alluvioni. Il percorso del processo sarà complicato. Lo si è capito già ieri. Come quando la difesa di un indagato ha contestato il fatto che un perito scelto dal gip lavori per un soggetto che è stato consulente di Autostrade. Un riferimento a Giampaolo Rosati, professore del Politecnico di Milano che compì per Autostrade uno studio sul Morandi. Il gip ha respinto le eccezioni. In aula e in strada poi si è sentito un brusio quando si è saputo che il ministero delle Infrastrutture non si è costituito parte civile. “Ci costituiremo appena ne avremo facoltà, ossia in sede di udienza preliminare, dopo che la Procura avrà esercitato l’ azione penale”, ha spiegato il ministro Danilo Toninelli. Ha pesato anche il fatto che l’ avvocatura dello Stato già difendeva uno degli indagati. Si rischiava, è la tesi, una questione di opportunità. Ma la spiegazione non ha convinto molti. Il ministero resta tagliato fuori dall’ incidente probatorio. C’ è chi fa notare che nel frattempo il gip ha ammesso il Codacons a partecipare all’ incidente come parte lesa. L’ incidente di ieri ha fissato le prossime tappe. I tre periti – Rosati, Massimo Losa e Bernhard Elsener (Zurigo) – compiranno il primo sopralluogo il 2 ottobre. Poi avranno due mesi di tempo per ulteriori accertamenti e per presentare le loro conclusioni. Fino ad allora sarà impossibile demolire il ponte? “Assolutamente no”, chiarisce Francesco Cozzi, procuratore di Genova. Aggiunge: “Anzi, nel mandato ai periti è scritto che devono essere concordate modalità di demolizione idonee a salvaguardare le prove”. Quindi si può demolire anche perché, ricorda Cozzi, “alcuni elementi pericolosi del ponte potranno essere esaminati soltanto una volta rimossi”. Nessun ritardo per colpa dei pm. Il punto, semmai, è che nessuno ha ancora deciso nulla sulla demolizione e sul progetto da realizzare. In aula sedevano soprattutto magistrati, avvocati e consulenti. Tra gli indagati era presente soltanto il provveditore alle Opere Pubbliche della Liguria, Roberto Ferrazza, l’ unico tra i dipendenti pubblici indagati ad aver chiesto di essere assistito dall’ Avvocatura dello Stato. Fuori dal palazzo la folla silenziosa. Nessuna protesta. Ma nei discorsi sentivi ricorrere quelle parole: “Verità”, “responsabilità”, “giustizia”.
ferruccio sansa

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