Tutti in fila, c’ è il quiz per fare il medico
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
Sulla porta dell’ aula di Fisica della Sapienza di Roma intitolata a Edoardo Amaldi c’ è un cartello: “Test d’ ingresso medicina-odontoiatria, nati dal 2 al 21 luglio 1992”. Mentre in Italia scoppiava Tangentopoli, moriva in un attentato Giovanni Falcone e saliva al Colle Oscar Luigi Scalfaro, venivano alla luce i ragazzi che ieri hanno provato a superare per la prima volta l’ esame di accesso ai corsi universitari per diventare medici e dentisti. 77. 043 MILA candidati in tutta Italia per 10. 483 posti. Da studente. Le possibilità che la loro lunga carriera universitaria si trasformi in un lavoro si abbassano ogni anno. Negli ospedali ci sono già 10 mila medici precari a causa del blocco del turn over. Ma in pochi demordono (-8, 8 % rispetto all’ anno scorso) e 6. 833 aspiranti si sono riversati sul Policlinico della Capitale, uno dei bacini più ampi con i suoi 997 posti. “Ho viaggiato stanotte in treno assieme a mia madre” dice Rosalba, partita dalla Calabria. Mentre lei fa la fila dalle sette davanti all’ aula di Chimica con una grande borsa di quaderni pieni di appunti, pronta a sfidare il suo futuro, la mamma torna con un cornetto al cioccolato. “A Roma non abbiamo conoscenze, è la prima volta che veniamo e non potevamo fermarci a dormire – raccontano – è troppo costoso. Oggi pomeriggio andiamo a vedere il centro città e poi ripartiamo”. Scelgono la Sapienza per le opportunità d’ inserimento, ma soprattutto per il maggior numero di posti disponibili. C’ è chi non lo nasconde. “Sono qui perché mio padre è dentista” dice una ragazza con un chiaro accento lombardo, in piedi poco distante dalla prima ma con tutt’ altra impostazione. Vestiti griffati e lunghi capelli neri mossi ripetutamente con un gesto malizioso che fa tintinnare i bracciali di Pomellato. Non vuole rivelare il nome, un indizio lo offre solo la sua collanina con la lettera “B”. “È il secondo anno che ci provo spiega – sono di Brescia ma questa volta ho scartato Milano perché entrare a Roma è più facile. Ci sono quasi mille posti contro 370, la media d’ ingresso è 1 candidato ogni 6, mentre lì 1 ogni 8. Inoltre qui c’ è molto scorrimento. E posso provarci ancora se non riesco”. L’ ultima volta, tra 8 anni. Il ministero ha infatti stabilito il limite di 10 prove dal primo tentativo. Ma non tutti hanno fortune di famiglia. Alla domanda se sono pronti ad affrontare dieci anni di studio, e altrettanti di gavetta, qualcuno vacilla. “Lo so è difficile – dice Matteo, corpo da adolescente in vestiti da adulto, forse imposti dai genitori per l’ occasione – però mi sono consigliato con i professori al liceo, alla fine vale la pena tentare, forse farò il medico privatamente”. Una scommessa con loro stessi e con regole professionali in continuo mutamento. Il sito Studenti. it stima che il 24 % dei ragazzi non si è preparato per il test e tenta la fortuna. Ma a giudicare dalla quantità di libri aperti sulle ginocchia dei ragazzi, con gli occhi fermi su pagine piene di algoritmi e formule fisiche, non si direbbe. “PER ME non c’ è un’ altra scelta, la mia è una vocazione – dice Valeria, romana al cento per cento, con le idee chiare – voglio fare il medico, lavorare con Emergency, il numero chiuso è un’ ingiustizia, ci impedisce di realizzare i nostri sogni”. L’ accesso limitato allo studio è il principio che da anni le associazioni studentesche cercano di combattere. Quest’ anno, oltre ai sit-in degli universitari sotto lo striscione “Profumo di chiuso”, è partito anche un ricorso del Codacons per chi non riesce a superare la prova, considerata troppo generica. Ottanta domande di cultura generale, dalle materie scientifiche fino ai quesiti sullo spread passando per la data di costruzione del Muro di Berlino e quella di nascita di Pascoli. Poi mettere in ordine cronologico i premi Nobel per la letteratura italiani, da Fo a Pirandello. In fisica, dicono i ragazzi all’ uscita dal test, “erano previsti molti calcoli”. C’ è chi ha trovato difficile il quesito sull’ Imu, come Greta e Sofia, amiche al secondo tentativo d’ ingresso. Ma quasi per tutti “la prova era adeguata per selezionare un medico” anche se i più sposano la protesta contro il numero chiuso. “Rispetto al passato, quando migliaia di ragazzi si iscrivevano a Medicina senza avere poi la possibilità di frequentare e di essere formati in maniera seria, oggi il numero programmato ha portato ad un miglioramento della qualità degli studi dei futuri medici” dichiara Eugenio Gaudio, preside di Farmacia e Medicina che ha atteso i ragazzi all’ ingresso della Facoltà fin dalle prime ore del mattino, dispiaciuto che dopo molte giornate di sole ad accoglierli ci fosse la pioggia. Maria Paola Cristalli, docente a Odontoiatria e presidente d’ aula al test, aggiunge: “Il diritto allo studio dovrebbe essere garantito a tutti, ma per farlo dovremmo cambiare le regole: niente più studenti di professione, dopo due anni fuori corso, se non motivati da ragioni di lavoro, si resta esclusi”. Per ora esclusi restano quelli che non avranno risposto esattamente almeno a 40 domande al sud e 47-48 al nord, dove la media è un po ‘ più alta. Alla Sapienza, per chi supera 20 punti, premio di consolazione: ammissione diretta ai corsi che prevedono la verifica delle conoscenze, ingresso a fine graduatoria in quelli a numero programmato e per chi vorrà ritentare, arrivederci al prossimo anno.
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