13 Gennaio 2016

Tutti i familiari parte civile

Tutti i familiari parte civile

ARAGONA. La nonna Maria Licata, lo zio Vincenzo Lucchesi, il Codacons, l’ associazione Codici Ambiente e il Comune di Aragona saranno parte civile nel processo in corso al Tribunale di Agrigento sulla morte dei fratellini Laura e Carmelo Mulone di appena 7 e 10 anni, avvenuta nell’ area delle Macalube di Aragona il 27 settembre 2014. Lo ha deciso ieri – al termine di un’ interminabile giornata di «moviolistica» attività giudiziaria, stigmatizzata in aula dall’ avvocato Salvatore Pennica, legale col collega Alfonso Neri per il Comune di Aragona – il giudice Gianfranca Infantino, la quale ha rigettato analoghe richieste di costituzione di parte civile avanzate dall’ associazione «Io genitore», rinviando la decisione sulla richiesta avanzata dalla Regione Sicilia. Ovviamente parte civile sono i genitori dei bimbi morti. Imputati sono l’ ex presidente regionale di Legambiente Domenico Fontana, assistito dagli avvocati Galluzzo e Petrucci del foro di Roma, Daniele Gucciardo assistito dagli avvocati Ciancimino e ancora Petrucci, Francesco Antonio Gendusa assistito dall’ avvocato Nicola Grillo. I Mulo ne sono assistiti dagli avvocati campani Roberto Guida e Mattia Floccher. Pubblico ministero è Carlo Cinque. Nel dettaglio Fontana (attuale assessore comunale di Agrigento, ndr) è imputato «perché quale direttore della riserva delle Macalube – secondo la Procura -avrebbe omesso di adottare le cautele necessarie per la messa in sicurezza dell’ area. Il sito mancava della segnaletica infor mativa del pericolo per l’ incolumità dei visitatori derivante dal fenomeno del ribaltamento. Ma non avrebbe anche provveduto alla chiusura dell’ area in assenza di un monitoraggio scientifico necessario per lo studio del fenomeno, al fine di accertare la fruibilità della zona al pubblico». Fontana si è avvalso di Gucciardo, ritenuto dalla Procura «soggetto inidoneo in quanto privo delle capacità tecniche necessarie alla valutazione e comprensione del fenomeno del vulcanesimo sedimentario». Gucciardo, pur non rivestendo direttamente una posizione di garanzia, trovandosi ad operare in una situazione di rischio immediatamente percepibile ed essendo lo stesso deputato al monitoraggio dell’ area «con metodo empirico con sistente nella semplice osservazione visiva dei fenomeni di innalzamento della collina, avrebbe contribuito con la propria condotta cooperativa all’ aggravamento del rischio, fornendo un contributo causale apprezzabile alla realizzazione dell’ evento non ravvisando alcun rischio nell’ area pur avendola monitorata la mattina del 27 settembre 2014». Gendusa è coinvolto in virtù del rapporto di lavoro stipulato con l’ assessorato Territorio e Ambiente come dirigente responsabile e gestione e affari relativi alle aree naturali protette del Dipartimento ambiente e avrebbe omesso di «effettuare il necessario controllo sulle modalità della gestione delle Macalube da parte dell’ ente gestore». Prossima udienza il 23 febbraio.
francesco di mare

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