8 Maggio 2016

Tutti di corsa al Campidoglio In quindici per una poltrona

Tutti di corsa al Campidoglio In quindici per una poltrona

Niente più giochi per la conquista del Campidoglio. Con la presentazione ufficiale delle candidature all’ ufficio elettorale si è aperto il secondo tempo della partita più difficile di sempre. Mai come questa volta l’ incertezza di chi, alla fine, taglierà il traguardo dello scranno più alto del Campidoglio condiziona campagna elettorale e sondaggi, più o meno veritieri. Ai blocchi di partenza ben 15 candidati sindaco, la maggior parte per avere una visibilità altrimenti impossibile, altri per confermare una realtà marginale e altri ancora per “contrattare” un eventuale appoggio al ballottaggio, dove anche uno «zero virgola» può significare vittoria o sconfitta. Ecco allora che alla corsa per diventare sindaco, oltre ai quattro candidati “veri”, anche Dario Di Francesco che si è presentato come «il nuovo Spartaco», Mario Adinolfi per il Popolo della Vita, Michel Emi Maritato per Assotutela, Simone Di Stefano per Casapound, Fabrizio Verduchi per Italia Cristiana, Carlo Priolo con una civica a suo nome, Alfredo Iorio per Forza Nuova, Alessandro Mustillo (partito Comunista), Enrico Fiorentini per il Movimento Libertas e Carlo Rienzi presidente Codacons. A giocarsi la partita vera tuttavia i quattro candidati rappresentativi delle forze politiche – vecchie e nuove – in grado di fare squadra e governare una città così complessa come la Capitale. Giorgia Meloni, Alfio Marchini, Roberto Giachetti e Virginia Raggi. Tutti e quattro infatti hanno, sulla carta, la possibilità di arrivare al ballottaggio. La favorita è sempre la candidata grillina, Virginia Raggi, con i sondaggi a doppia cifra ma non abbastanza da “sfondare” al primo turno: sopra il venti per cento ma con “oscillazioni” varie in salita e in discesa. Praticamente alla pari gli altri tre «big». Per Alfio Marchini, il «civico» che rappresenta ormai tutti i moderati del “vecchio” centrodestra, i sondaggi indicano un vero e proprio boom dopo l’ appoggio di Berlusconi, per attestarsi tra il 16 e il 18 per cento. Stessa percentuale per Giorgia Meloni, che con Fratelli d’ Italia e Lega ha di fatto inaugurato una nuova stagione politica tutta da confermare. La leader di Fratelli d’ Italia può contare tuttavia su un impatto popolare che puà risultare decisivo per il «soprasso». Un sorpasso da tentare, quello di Marchini e Meloni non solo tra loro ma sul candidato dei democratici. Roberto Giachetti, profilo «low» ha affrontato la campagna elettorale più difficile di sempre per il Pd. Dopo lo tsunami di Mafia Capitale e il disastro dell’ amministrazione marziana di Ignazio Marino, i paletti imposti dal duo Renzi-Orfini mettono a rischio la vittoria del candidato dem. Le fratture, alcune insanabili, di un partito che non ha avuto il coraggio di affrontare il congresso si conteranno nelle urne. Così come la squadra dei candidati messa in campo, seppure “pulita”, non è fortissima. A guidarla la nipote della Montalcini e Paola Concia, che vive da tempo in Germania. A contorno dei toni forse troppo bassi per un candidato in risalita. Tutto questo porta Giachetti intorno al venti per cento di gradimento. E pensare che solo due anni fa il Partito democratico a Roma era al 34%. Una sfida tutta aperta allora, dove i candidati sindaco, i programmi per risollevare una capitale devastata e la discesa in campo dei «big» nazionali faranno la vera differenza. Beppe Grillo chiuderà proabilmente la campagna elettorale della Raggi, Berlusconi, già martedì sarà a Roma per presentare la lista di Forza Italia, Matteo Salvini è praticamente al fianco della Meloni almeno una volta a settimana e in molti sono convinti che Matteo Renzi faccia qualcosa in più per portare il suo candidato alla conquista del Campidoglio. Da oggi si parte con le aperture delle campagne elettorali dei candidati consiglieri. Da lunedì sarà lotta all’ ultimo voto e, tra circa dieci giorni, anche i sondaggi potranno forse dare una misura più precisa dell’ orientamento dei romani. A cominciare da quel 50 per cento e oltre di indecisi. Paradossalmente, come fu con Marino con l’ affluenza poco sopra al 40%, a decidere il nuovo sindaco saranno proprio loro.
susanna novelli

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