9 Febbraio 2019

Tutti d’ accordo: «Questa indecenza è destinata a finire. Ora c’ è fiducia»

unanime condivisione dell’ iniziativa assunta dal magistrato tarantino
Sugli atti alla Consulta contro l’ immunità penale, interviene il governatore di Puglia Emiliano: «Buona notizia, da tre anni la regione si batte contro immunità penale e per la decarbonizzazione della fabbrica». Emiliano evidenzia ancora: «La decisione del gip di Taranto di sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto Salva Ilva del 2015 con riferimento all’ immunità penale dei gestori dell’ ex Ilva, ora ArcelorMittal Italia, è buona notizia. Da tre anni la Regione Puglia chiede a tutti i governi che si sono succeduti di eliminare l’ immunità penale e di abrogare tutti i decreti che consentono alla fabbrica di funzionare ancora oggi a carbone. Non esiste ancora nessuna norma che obblighi la riconversione della fabbrica utilizzando tecnologie non dannose per l’ ambiente e la salute umana. A questo aggiungiamo che la Regione Puglia nel giudizio pendente per l’ impugnazione del vigente piano ambientale ha eccepito l’ incostituzionalità dell’ ultimo decreto Salva Ilva per aver dato prevalenza all’ interesse della produzione a scapito della salute dei cittadini. Questo è per noi inaccettabile». «Cosa farà il Governo? Chiederà all’ Avvocatura di Stato di difendere questi provvedimenti?», si interroga Emiliano. «Non può essere la magistratura a supplire ancora una volta al vuoto politico e legislativo. L’ attuale maggioranza parlamentare, con un sussulto di dignità, intervenga per via legislativa e ponga fine a questa indecenza giuridica prima che si pronunci la Consulta. Non smetteremo mai di far sentire la voce dei pugliesi e dei tarantini finché non saranno ripristinate quelle garanzie a tutela dell’ ambiente e della salute che dovrebbero essere un diritto inalienabile». «L’ immunità penale all’ Ilva non è più un dogma. Si dovrà esprimere la Corte Costituzionale. Finisce l’ era della Ragion di Stato e si rimette in moto lo Stato di diritto, così come disegnato dalla nostra Costituzione. Finisce il patto con il diavolo fatto da governi diversi, tutti allineati nel disprezzo della vita e dei diritti umani. Hanno tentato di tenere aperta l’ Ilva a tutti i costi. Anche a costo di calpestare i principi della Costituzione. Adesso che la magistratura ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale tutto ritorna nell’ alveo di una corretta valutazione della legittimità delle leggi, che non possono dimenticare la vita e la salute dei cittadini», è il commento di PeaceLink. «A rendere necessario un passo di questo tipo è stata anche la sentenza della Cedu di Strasburgo che ha censurato l’ Italia sul caso Ilva, accertando una violazione dei diritti umani della popolazione residente. Adesso si vada avanti perché non un’ altra persona, non un altro lavoratore, non un altro bambino, possano essere sacrificati sull’ altare della Ragion di Stato, concludono Fulvia Gravame, responsabile di PeaceLink Taranto, e Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink. Altro intervento sul tema è del Codacons: «Interverremo dinanzi alla Consulta per obbligare azienda a indennizzare per i danni arrecati ad ambiente e residenti: e nei prossimi giorni azione collettiva dinanzi corte europea per indennizzi a residenti. La notizia che apre finalmente la strada ai risarcimenti in favore dei cittadini danneggiati dall’ Ilva», afferma il presidente Carlo Rienzi. «Sono anni che contestiamo il rifiuto del Governo e dell’ azienda di riconoscere indennizzi ai residenti di Taranto per i gravi danni arrecati dall’ Ilva all’ ambiente e alla salute pubblica afferma Rienzi Con la decisione odierna il Gip apre la strada alla possibilità di risarcimenti per le gravi violazioni dei diritti dei cittadini riconosciute pochi giorni fa anche dalla Corte Europea dei diritti dell’ Uomo». «Il Codacons interverrà dinanzi la Consulta affinché sia dichiarata l’ incostituzionalità dell’ immunità penale decisa a favore dei gestori Ilva, e lancerà a breve una nuova azione risarcitoria per i cittadini di Taranto affinché sia riconosciuto l’ indennizzo loro spettante per i danni sanitari e ambientali subiti», conclude Rienzi. «La decisione del gip del Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto, che ieri ha disposto la trasmissione degli atti alla Consulta sulla legittimità costituzionale della immunità penale per l’ Ilva è un importantissimo spiraglio di luce su una battaglia giuridica che i Verdi hanno portato avanti in questi anni, per difendere la salute delle cittadine e dei cittadini di Taranto», scrive in una nota Angelo Bonelli dell’ esecutivo dei Verdi. Spiega Bonelli: «La immunità penale e amministrativa per il commissario straordinario, per l’ affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati per l’ attuazione del piano ambientale per lo stabilimento ex Ilva, è una norma che non esiste in nessun paese del mondo, a nessuna azienda è permesso di disattendere le leggi per decreto». «Ora ci auguriamo che questa iniziativa del Tribunale di Taranto porti finalmente giustizia, grazie all’ intervento della Corte. Ci spiace però constatare che ancora una volta la magistratura si faccia carico del diritto alla salute di lavoratori e popolazione, diritto sacrosanto disatteso prima dal Governo Renzi e ora dal Governo Di Maio che, nonostante le promesse in campagna elettorale non ha abrogato questa norma iniqua e incostituzionale», conclude Bonelli. Massimo Battista, ex 5Stelle e consigliere del gruppo misto: «Per l’ ennesima volta sarà la magistratura a provare a rendere giustizia a Taranto e ai tarantini e non la politica. Ancora una volta la politica non ha difeso Taranto, nonostante i mille proclami fatti dai 5 stelle in campagna elettorale. Ed è giusto ricordare che l’ immunità penale, per una azienda privata, non esiste nell’ ordinamento giuridico di nessuna nazione al mondo. Ora tocca alla Corte Costituzionale dirci se è legale avvelenare un’ intera popolazione senza incorrere in nessuna sanzione penale. La storia ricorderà però le scelte fatte da chi oggi governa il paese, che in riva ai due mari ha preferito la produzione alla vita».

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