4 Gennaio 2018

Tutti «bio» ma si pagano I sacchetti sono un caso

sul web esplodono le polemiche per i costi la stima di spesa tra i 4 e i 12 euro l’ anno
La guerra dei sacchetti. Tra i rincari su tariffe e servizi che il 2018 ha portato con sé, dalle bollette di luce e gas al capitolo trasporti, c’ è un piccola (ma molto discussa) tassa occulta sull’ acquisto di frutta e verdura. L’ anno nuovo si è aperto con una novità per chi va a fare la spesa: la messa al bando delle buste di plastica leggere (e gratuite) utilizzate per imbustare prodotti ortofrutticoli ma anche carne, pesce e affettati. Al loro posto sacchetti biodegradabili, compostabili e ultraleggeri, ma rigorosamente a pagamento. La norma, inserita nelle pieghe del decreto legge Mezzogiorno approvato ad agosto, stabilisce che tali sacchetti non possono essere distribuiti a titolo gratuito e che il prezzo di vendita «deve risultare dallo scontrino o dalla fattura». Per gli esercizi commerciali sono previste multe che vanno da 2.500 a 25.000 euro. Ma le sanzioni possono arrivare anche fino a 100.000 euro in casi estremi, di «ingenti quantitativi» di buste fuorilegge. Per i consumatori non c’ è possibilità di scelta: i sacchetti si pagano. Bocciato il fai da te: il ministero dell’ Ambiente ha fatto sapere che, per motivi igienici, i sacchetti non potranno essere portati da casa o riutilizzati. Una misura che ha prodotto una serie infinita di post polemici sui social (con tanto di foto di arance con le etichette attaccate direttamente sulla buccia) e uno scontro a distanza tra ambientalisti e associazioni di consumatori. «L’ innovazione ha un prezzo ed è giusto che si paghi purché il costo sia equo, vale a dire 2-3 centesimi a busta – sottolinea il direttore di Legambiente Stefano Ciafani . È fondamentale continuare la strada inizia- ta dall’ Italia nella lotta all’ inquinamento da plastica». Il nostro infatti è stato il primo paese in Europa ad approvare, nel 2011, la legge contro i sacchetti non compostabili, che ha portato ad una riduzione del 55% delle buste di plastica. Ma quanto costerà la nuova norma agli italiani? Su questo punto è guerra di cifre: da pochi euro sino ad una banconota da cinquanta. Secondo l’ Osservatorio di Assobioplastiche la spesa aggiuntiva sarà modesta: fra i 4 e i 12 euro. Nella ricognizione compiuta in una dozzina di grandi negozi di alimentari, il costo di ogni sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste in Italia si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per una media di 150 sacchetti all’ anno per ogni cittadino. A conti fatti, non si superebbe un euro al mese. «Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano – spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l’ assenza di speculazioni». Peraltro, i sacchetti «sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva». Le associazioni dei consumatori però gridano allo scandalo. Per il Codacons è «un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una tassa occulta a carico dei consumatori ». Si tratterà di una spesa aggiuntiva compresa tra i 20 e i 50 euro a famiglia, prevede Codacons, mentre Adoc stima un aggravio fra i 18 e i 24 euro l’ anno. Tra le soluzioni alternative c’ è chi propone un ritorno alle buste di carta e chi di prendere esempio dalla vicina Svizzera, dove la Coop ha ideato buste riutilizzabili e lavabili per frutta e verdura. La grande distribuzione, chiamata a mettere in pratica le nuove norme, non ci sta a considerarla una stangata. «Stiamo parlando di miliardi di sacchetti utilizzati nei supermercati: è ovvio che contribuiscono all’ inquinamento. L’ obiettivo è ridurne il numero e al tempo stesso contenere i costi: nelle nostre aziende si sta facendo strada sempre di più il ‘sottocosto’ vale a dire la vendita del sacchetto ad un costo inferiore a quello di produzione. Mi sembra che il disagio sia relativo per il consumatore» spiega il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli ricordando che il passaggio analogo ai sacchetti per la spesa bio ha prodotto nel giro di sei anni una netta riduzione. Conciliare ambiente e risparmio, insomma si può. E il rischio che il consumatore passi al prodotto confezionato (vale a dire nelle vaschette in plastica) pur di non pagare la bustina, è assai remoto. RIPRODUZIONE RISERVATA.
cinzia arena

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this