5 Marzo 2019

Tutti a processo i truffati di Gaiatto

`tra le 1.100 parti civili ci sono le associazioni di consumatori e anche faè, l’ imprenditore arrestato nell’ inchiesta sui casalesi `nell’ udienza di ieri il procedimento si è spezzato in due tronconi e per il broker di portogruaro è stato accettato il rito abbreviato
PRELIMINARE PORDENONE Ci sono Codacons, Federconsumatori e Comune di Portogruaro. Ci sono tutti, anche Samuele Faè, l’ imprenditore di Caorle arrestato per l’ inchiesta veneziana sui Casalesi e che dal trader portogruarese Fabio Gaiatto pretende 6 milioni di euro. Ieri, seconda udienza preliminare sulla mega truffa della Venice Investment Group, il gup Eugenio Pergola ha ammesso qualcosa come 1.100 parti civili. L’ unica esclusa è l’ associazione Afue, ma soltanto perché la sua partita Iva è stata aperta dopo i fatti contestati nel lungo capo di imputazione. I risparmiatori si sono visti sbarrare la via dei risarcimenti soltanto nei confronti delle tre società imputate: Studio Holding doo, Venice Investment doo e Venice Investment Group doo. Il giudice ha accolto l’ eccezione dell’ avvocato Paolo Dell’ Agnolo, basata sul fatto che gli enti possono rispondere unicamente per l’ illecito amministrativo. Il plotone di risparmiatori veneti, friulani, ma anche emiliani, trentini e lombardi sta inseguendo un capitale di oltre 30 milioni di euro transitati su conti croati e sloveni intestati a società collegate alla Venice Investment Group e di cui si è persa traccia. Il procuratore Raffaele Tito ha depositato nuovi atti di indagine: l’ interrogatorio della contabile slovena Marija Rade, la cui consegna all’ autorità giudiziaria di Pordenone è in corso di definizione in Slovenia; indagini sui conti correnti di alcuni indagati e un’ integrazione sulla rogatoria riguardante i conti esteri delle società di Fabio Gaiatto. IL PROCURATORE «Si tratta di un’ elaborazione che rende più comprensibile il lavoro fatto dalla Guardia di finanza – ha spiegato il procuratore Raffaele Tito – Dalla rogatoria emerge che sui conti il denaro c’ era, ma adesso non c’ è più nulla». Al momento per gli oltre mille risparmiatori ci sono soltanto i 72.500 euro versati da quattro imputati sul conto corrente aperto a nome del procedimento penale. Con l’ udienza di ieri il processo si è di fatto spezzato in due tronconi. Fabio Gaiatto è stato formalmente ammesso al rito abbreviato. La sua posizione verrà stralciata e definita a giugno: sarà processato soltanto sugli atti presenti nei 68 faldoni dell’ indagine. Obiettivo del gup, infatti, era perfezionare la sua posizione entro il 9 marzo per non lasciare scadere i termini della misura cautelare. Contro di lui c’ è anche Faè. «Per il momento non ho nulla da dire – ha riferito il suo difensore, Guido Galletti, in merito alla costituzione di parte civile dell’ imprenditore di Caorle – Una cosa è l’ ammissione, una cosa è la prova del danno». Da sabato usciranno dal processo anche la compagna del trader Najima Romani, per la quale l’ avvocato Elisa Trevisan ha concordato un patteggiamento a 4 anni 2 mesi e 10 mila euro di multa. È riuscita a mettere a disposizione delle vittime solo un assegno da 5mila euro e un orologio Cartier che andrà all’ asta. Troppo poco per poter accedere a una pena più mite. Massimo Baroni, lombardo di Piario, patteggerà 1 anno e 6 mesi dopo aver versato 9 mila euro. Per il maestro di tango triestino Ubaldo Sincovich, l’ avvocato Claudio Vergine ha fatto istanza di assoluzione, ma se verrà respinta si andrà a patteggiare 1 anno e 5 mesi (già versati a titolo risarcitorio 8.500). In sospeso il patteggiamento della contabile slovena: la pena concordata è di 2 anni e 10mila euro di multa. Marija Rade ha versato 50mila euro, ma alla Procura non bastano. L’ asticella è stata sollevata di altri 30mila euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
cristina antonutti

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