Tutti a casa Solo un “no comment“ dai cinque protagonisti
PADOVA – Un ritorno alla totale normalità è quello per cui hanno optato il chirurgo Sergio Gamba e la moglie Maura Tonetto, insegnante, entrambi rapiti e poi liberati nello Yemen, con altri tre italiani. I due padovani, come la loro amica e concittadina Camilla Ramigni, sono andati regolarmente al lavoro riprendendo la vita di sempre. “Siamo ritornati alla normalità, almeno all` esterno“, riferisce Maura Tonetto poco prima di uscire da casa per tornare alla cattedra dei corsi serali del liceo d`arte Modigliani. “Vado ad insegnare – ha proseguito – mentre mio marito è in ospedale, così come se fossimo rientrati da una vacanza normale“. “Certo – aggiunge – dentro di noi è tutto da rielaborare: è tutta un`altra cosa“. Sui costi sostenuti dallo Stato per la liberazione e sulla richiesta del Codacons di sequestrare i beni personali dei cinque ostaggi rapiti e poi rilasciati per risarcire lo Stato, Tonetto replica con un secco “no comment, quello che avevamo da dire lo abbiamo già detto“. Sul marito, Sergio, chirurgo pediatra dell`Azienda ospedaliera di Padova, alcune parole le spende il direttore del reparto, il professor Giovanni Zanon. “Quando è entrato nella consueta riunione giornaliera – ha detto Zanon – gli abbiamo detto “bentornato“ e abbiamo fatto un applauso, nulla di più per rimanere nella normalità e rispettare lo stile del collega“. “Certo – ha aggiunto – si è sciolta una tensione accumulata in questi giorni, c`era gioia e calore nel rivedersi ma ci siamo limitati a questi semplici gesti di affetto per rispettare il nostro collega“. “Gamba – ha concluso Zanon -, come era previsto già da prima delle vacanze natalizie, ha fatto un rientro soft in reparto perchè aveva molti impegni, ma già oggi, per quanto ci riguarda, è operativo al cento per cento“. Non commentano la proposta del risarcimento neanche Enzo Bottillo e la sua compagna Patrizia Rossi, pure sequestrati e ora tornati nella loro casa di Basiglio. Il clima sereno e gioioso è stato appena scalfito dalle polemiche sui cosiddetti viaggi a rischio. “Sì, forse la cosa che più mi è spiaciuta è stata quella di essere considerati un pò degli incoscienti – racconta Patrizia Rossi, 44 anni, un passato da modella -. Prima di partire noi abbiamo preso tutte le informazioni necessarie e, considerando anche le responsabilità che abbiamo verso i nostri figli, non ci saremmo mai avventurati in posti a rischio“. “A noi è capitata una disgrazia, un incidente, che sarebbe potuto accadere ovunque – aggiunge il compagno Enzo Bottillo, 51 anni, titolare di diverse scuole guida -. Non siamo certo andati in Afghanistan sotto un bombardamento, ma in un paese come lo Yemen che è pieno di turisti, come Malindi, come Zanzibar e quindi in una situazione potenzialmente tranquilla“.
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