11 Febbraio 2010

Tutti a caccia della migliore offerta

E il discount perde sempre più clienti

BRESCIA – C’ E’ CHI sostiene che la «crisi» non sia mai esistita, ma che in realtà si viva in una costante depressione economica da quando è subentrato l’ euro. Sono sicuramente numerose le cause dell’ attuale stato finanziario italiano, fatto sta che arrivare a fine mese è sempre più difficile. I carrelli della spesa sono sempre meno pieni e le liste che le signore compilano prima di recarsi al supermaket sono sempre più scarne. «Non posso rilasciare interviste – ha dichiarato Giovanni Santarelli, direttore del supermercato Pam – ma posso dire che la crisi è generalizzata, colpisce chiunque e qualsiasi prodotto. I consumi variano». Secondo i dati Istat, il potere d’ acquisto delle famiglie è calato in un anno di 1,6 per cento e le vendite del commercio al dettaglio sono rimaste invariate tra ottobre e novembre scorsi, ma sono calate dell’ 1,3 per cento rispetto all’ anno precedente. SECONDO il Codacons questi sono gli effetti tragici dell’ attuale crisi. A soffrire tale situazione negativa, secondo l’ associazione dei consumatori, è ora anche la grande distribuzione oltre ai piccoli negozi. A risentire di più della crisi è proprio il settore alimentare e, addirittura, quello dei discount. Nel mese di novembre la flessione più marcata ha interessato proprio i market minori, facendo registrare un meno 3,2 per cento degli acquisti. Se è vero, dunque, che nei grandi magazzini le vendite sono scese, ma di poco e che invece sono diminuite di più nel discount, ciò vuol dire che nonostante la crisi alla qualità dei prodotti non rinuncia proprio nessuno. Ciò non toglie che restino comunque i magazzini più convenienti. Da un rapido confronto tra i supermercati bresciani, abbiamo notato che i prezzi sono pressoché simili. Variano in misura di poche centinaia di centesimi, ma di fatto non esiste una grande concorrenza. Se proprio s’ intende risparmiare è necessario che ci si adatti all’ acquisto di sottomarche. I discount in tal senso sono ottimali, perché permettono di comprare generi alimentari a poco, ma si rinuncia alla certezza di un acquisto di marca. Ciò non toglie che anche in questi supermercati «minori» è possibile incappare in qualche prodotto di marca, pagandolo, tra l’ altro molto meno che in un normale grande magazzino. QUALCHE ESEMPIO : la pasta Barilla, i fusilli, nello specifico, costano, sia al Pam che alla Coop 79 centesimi. Al Penny, invece, solo 39. I pannolini Pampers, che in media negli altri supermercati costano quasi sette euro, al Penny si pagano cinque euro. Tra Pam e Coop, invece, si registra una differenza minima. Mele e patate costano di più alla Coop, meno al Pam, ma al secondo costano di più gli omogeneizzati e la carne di vitello, che arriva, addirittura a sei euro per poco più di trecento grammi. Insomma, per fare la spesa bisognerebbe correre da un supermarket all’ altro alla ricerca dell’ offerta migliore. Solo così si potrebbe pensare di risparmiare.

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