12 Marzo 2017

Tutte le aliquote sull’ ottovolante Stangata da 800 euro a famiglia

Tutte le aliquote sull’ ottovolante Stangata da 800 euro a famiglia

Matteo Palo MILANO EVITARE in tutti i modi l’ aumento dell’ Iva. Mentre il governo, in vista della presentazione del Def e in previsione della manovra del prossimo autunno, sta valutando in maniera molto seria di barattare il taglio del cuneo fiscale (che significa meno tasse su lavoro) con un incremento dell’ Iva, c’ è qualcuno che guarda a questa ipotesi come a un vero e proprio suicidio per la nostra economia: sono le associazioni di esercenti, consumatori e imprese. Per loro un intervento del genere rischia di ammazzare i nostri consumi. Lo spiega chiaramente Confesercenti, tramite un’ analisi condotta da Ref ricerche. Alzando l’ Iva c’ è il pericolo di perdere 8,2 miliardi di consumi, la bellezza di 305 euro medi a famiglia. Il peso sul Pil sarebbe, invece di 5 miliardi in meno. E questo calcolo preoccupa ancora di più perché ruota attorno a un ritocco delle sole aliquote agevolate, senza rivedere l’ aliquota ordinaria (che, però, potrebbe scattare nel 2018 in caso di mancata sterilizzazione delle clausole di salvaguardia imposte dall’ Unione europea): si passerebbe, per l’ esattezza dal 10% al 13% e dal 4 al 5%, in direzione di quello che ci chiede la Commissione europea. QUESTO INCREMENTO, però, impatterebbe su inflazione e consumi, facendo aumentare i prezzi dello 0,7%: ne scaturirebbe una contrazione della spesa visto che queste aliquote riguardano generi di largo consumo come beni alimentari di prima necessità (carne, pesce, uova e latte), ma anche medicinali, ristorazione e turismo. Il circolo vizioso che si innescherebbe può portare a tre decimali in meno di Pil (-0,3%). E ci farebbe perdere posizioni nel confronto con altri Paesi europei: la nostra tassazione sui consumi sarebbe tra le più alte in assoluto, molto lontana da Francia e Spagna. Questi numeri, secondo il Codacons, sarebbero addirittura stimati al ribasso: un aumento delle aliquote Iva si tradurrebbe infatti in una maxistangata, solo per costi diretti, da 791 euro annui a famiglia. Mentre Coldiretti ribadisce che «l’ aumento dell’ Iva colpirebbe soprattutto beni di prima necessità come pane, pasta, frutta e verdura» con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose. SI RISCHIA un corto circuito, perché «l’ aumento dell’ Iva fa calare i consumi e la produzione che a loro volta significano più disoccupazione e debito pubblico». Questo incremento, cioè, produrrebbe poi la necessità di ulteriori interventi futuri: «Si tratterebbe – concludono da Coldiretti – di un duro colpo dopo che la spesa delle famiglie italiane in alimenti e bevande nel 2016 è risultata ancora in calo dell’ 1%». A questi dati la Cgia di Mestre aggiunge che l’ operazione di incrementare l’ Iva non sarebbe a somma zero. «Un’ eventuale riduzione del costo del lavoro porterebbe vantaggi economici a imprese e lavoratori dipendenti, mentre il rincaro dell’ Iva lo pagherebbero tutti, soprattutto i più deboli, come disoccupati, inattivi e pensionati che, dal taglio delle tasse sul lavoro, non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio». Senza dimenticare che «l’ Italia, è tra i principali Paesi dell’ area euro quello ad avere l’ aliquota ordinaria Iva più alta. Se da noi è al 22%, in Spagna è al 21%, in Francia al 20% e in Germania al 19%».

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