11 Maggio 2005

Tumore da fumo passivo, paga lo Stato

Tumore da fumo passivo, paga lo Stato

Danni da fumo passivo: dovrà pagare circa 400mila euro il ministero dell?Istruzione agli eredi di Maria Sposetti – la donna è morta cinque anni fa,a 57 anni, in un incidente stradale -, dipendente del dicastero, ammalata di tumore al polmone dopo aver diviso per anni un angusto ufficio con tre colleghe accanite fumatrici. Non c?entra la recente legge Sirchia sul fumo con la vittoria giudiziaria incassata dal Codacons: i legali dell?associazione, Carlo Rienzi e Vincenzo Masullo, impugnando codice civile e perizia medica hanno dimostrato al Tribunale di Roma che era stata tutta colpa del fumo passivo se l?impiegata del ministero, non fumatrice convinta, era stata colpita da un cancro al polmone destro. Risale a due anni fa il primo risarcimento, circa 15mila euro, per danni da fumo passivo in Italia: fu riconosciuto nel febbraio 2003 a un?impiegata romana della Banca di Roma dal Tribunale del lavoro di Roma. Ben poca cosa però se confrontato con il risarcimento di 263.725 euro a titolo di danno biologico ed altri 132mila per danno morale, che il giudice Giuseppina Vetritto, sezione lavoro del Tribunale di Roma, ha riconosciuto a Ferruccio Di Bari, marito di Maria Sposetti, e al figlio Claudio. Dopo la Corte d?appello di Roma, che a marzo ha condannato per la prima volta l?Eti per non aver informato sui pericoli del fumo, il Tribunale ha spezzato così una nuova lancia dalla parte dei non fumatori. «Una sentenza rivoluzionaria: la cifra riconosciuta come danno sancisce i danni da fumo passivo» commenta l?avvocato Masullo. Oltre 300, racconta, solo le telefonate con richiesta di informazioni sul fronte del fumo attivo. «Questa sentenza – afferma Rienzi – apre la strada a migliaia di cause di risarcimento danni per quei lavoratori che hanno dovuto subire alle loro scrivanie il disagio causato dal fumo dei colleghi: già 150 sono al vaglio del Codacons». L?Avvocatura generale dello Stato – alla quale non è stata ancora notificata la sentenza -, insieme al ministero , fa sapere che assumerà le iniziative che si riterranno più opportune. Maria Sposetti, impiegata dal 1980 nell?ufficio Matricole del ministero dell?Istruzione, aveva anche lottato per sette anni sul luogo di lavoro per essere spostata in una stanza diversa da quella camera a gas in cui era costretta lei che odiava perfino l?odore di fumo, a lavorare al fianco di tre colleghe fumatrici che si rifutavano perfino di aprire porte e finestre. Nel ?92 le fu diagnosticato il tumore al polmone: carcinoma epidermoidale, ovvero caprovocato dal tabacco. Un delicato intervento chirurgico, i cicli di chemioterapia, ma una volta tornata al ministero la donna continua a essere costretta a lavorare tra i fumatori. «La sera – ricordano i familiari – rientrata a casa, metteva il cappotto fuori dal balcone. Una volta buttò una borsa di camoscio rosa perchè impregnata dell?odore di sigaretta». Per vincere la battaglia legale iniziata dagli eredi dopo la sua morte, i legali del Codacons hanno citato la norma del Codice civile che, spiega Rienzi, «impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure per proteggere i lavoratori dai rischi per la salute» e hanno presentato la perizia dell?oncologo Guido Bigotti in cui si è dimostrato il nesso tra quel tipo di carcinoma e il tabacco, già peraltro riconosciuto anni fa dal Tar del Lazio che aveva sancito l?infermità per servizio di Maria Sposetti. «I magistrati decidono che bisogna inchinarsi alla loro volontà» commenta il ministro della Salute, Francesco Storace, fumatore, ma convinto che la nuova normativa, voluta da Sirchia, non è modificabile nei principi. Il ministro, in passato, aveva detto di essere favorevole alla creazione di maggiori spazi per i fumatori «ma – sottolinea – la questione non è tra le priorità».

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