28 Settembre 2007

Tucker, due roveretani truffati

A Rimini via al processo per il “tubo miracoloso“ Ci sono anche due roveretani tra le vittime della truffa legata al tubo Tucker. I nomi di Aldo Conzatti, 53 anni, e Riccardo Giovanazzi, 26 anni, compaiono, assieme a quelli di altri 1926 uomini e donne, tra le persone offese identificate dal tribunale di Rimini. Vi ricordate la vicenda? Per la prima volta venne portata alla luce da un servizio del programma televisivo “Striscia la Notizia“ del novembre 2002 e poi da “Panorama“. In pratica si presentava il caso di un`organizzazione che prometteva lauti guadagni a coloro si fossero affiliati ad una sorta di “catena di Sant`Antonio“ per vendere questo marchingegno. Secondo l`azienda Tucker il tubo, applicato agli impianti di riscaldamento, avrebbe dovuto consentire un notevole risparmio energetico e ridurre l`inquinamento atmosferico. L`inchiesta, invece, avrebbe portato all`accertamento dell`inefficacia del sistema “energy saving“. Non solo. Secondo l`accusa centinaia di persone in tutta Italia avrebbero denunciato di essere state truffate. Chi acquistava il tubo (per una spesa fino a 20 milioni delle vecchie lire) per potere rivedere i soldi investiti doveva rivenderlo o fare altri proseliti (con relative percentuali di provvigione sulla pelle degli acquirenti), attraverso la cosiddetta “vendita a piramide“. In pratica, vista la difficoltà nel montare il tubo, solo diventando promoter del sistema stesso si sarebbero potuti ottenere indietro i propri soldi. Occorreva, però, affiliare diversi nuovi venditori alla ditta. A loro volta i nuovi “affiliati“ avrebbero dovuto legare altre persone e così via. Un po` alla volta, dunque, i dirigenti in cima alla piramide si arricchivano alle spalle di tutti i venditori subalterni. ma ciò avveniva, secondo il tribunale, in maniera illecita. I vertici della Tucker avrebbero “tratto in errore gli affiliati, tramite una pluralità di false informazioni e messaggi pubblicitari ingannevoli“. Inoltre, sempre secondo l`accusa, pare che nei confronti di alcuni affiliati perplessi sul sistema di vendita, siano state commesse “violenze fisiche e psicologiche“, durante un seminario apparentemente destinato ad approfondire le tecniche di vendita del prodotto. Secondo i giudici di Rimini questi incontri erano ben altro. Nel capo di imputazione si parla infatti di “percosse, lesioni, ovvero sottoposizione a umilianti punizioni, compiuti invocando misteriose “forze diaboliche“ ovvero “divine“ e con modalità mortificanti“. Il tutto – sostiene il tribunale – per intimorire e fidelizzare gli affiliati “e renderli così più produttivi nel reperire nuovi aderenti, in tal modo aumentando i guadagni degli associati e consolidando la struttura criminosa“. Negli anni scorsi molte associazioni di consumatori si erano messe all`opera per tutelare i truffati e anche in Trentino qualcuno si fece avanti. “Ricordo alcuni casi“ conferma l`avvocato del Codacons di Rovereto Gloria Canestrini. Per il momento pare che nessuno dei trentini si sia costituito parte civile. Per presentarsi c`è comunque tempo fino al 23 novembre, quando a Rimini comincerà il processo. D.B.

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