21 Giugno 2009

Tubo rotto, Roma a secco Senz’acqua Parioli, Salario, Trieste, Nomentano, Tiburtino

 Una conduttura Acea a Pietralata lascia nei guai per 10 ore la zona nord La gente in coda alle fontanelle: «Sembra il tempo di guerra»

 In 200 mila si sono risvegliati senz’acqua. Senza potersi lavare, senza poter fare colazione, senza potersi dissetare o prendere le medicine. Un intero quadrante della città, dal Portonaccio al quartiere Pinciano, a secco per 8-10 ore. Nei casi più fortunati dalle quattro di venerdì notte a mezzogiorno di ieri. In altri rioni, come Portonaccio e Tiburtino, gli abitanti hanno dovuto aspettare le 14 per poter riaprire i rubinetti. Colpa della rottura di una tubatura «adduttrice» dell’Acea da 600 millimetri in largo Camesena, a Pietralata, che alimenta, come hanno spiegato dall’azienda, un’ampia fetta della rete di Roma nord. Il danno si è verificato in piena notte, ma le conseguenze sono state avvertite soprattutto nelle prime ore della mattinata. Uno dopo l’altro Tiburtino, Nomentano, Trieste, Salario, Parioli e la zona di piazza Fiume sono stati colpiti dalla mancanza d’acqua. Centinaia di abitanti sono scesi in strada con taniche, bottiglie e damigiane per rifornirsi alle poche fontanelle pubbliche disponibili. «Sembra di essere in tempo di guerra», ha raccontato Giovanna Cicalò, in fila con i vicini di casa nei pressi di via Chiana. Qualcuno, come Cecilia Casorati, ha aiutato soprattutto le persone anziane a trasportare pesanti taniche piene d’acqua. Altri hanno fornito imbuti, altri ancora sono corsi nei negozi di casalinghi per acquistare contenitori. Per ore, infatti, si è temuto che l’interruzione dell’acqua potesse durare a lungo. In effetti il danno a largo Camesena, nel cantiere della nuova stazione Tiburtina, ha provocato disagi e allagamenti abbastanza gravi: le tre squadre dei vigili del fuoco subito intervenute in nottata si sono trovate davanti a un metro d’acqua sul manto stradale. Invasi dal fango non solo il cantiere, ma anche un negozio di olio in largo Beltramelli, una palestra e alcuni scantinati e garage dei palazzi vicini. L’Acea è intervenuta con 25 tecnici divisi in cinque squadre che si sono messi subito al lavoro per sostituire la tubatura rotta e ripristinare la fornitura d’acqua. Nel frattempo è stato approntato un servizio di autobotti per rifornire ospedali e case di cura. Secondo l’Acea il cedimento della conduttura potrebbe essere stato provocato da uno smottamento del terreno nel cantiere dell’Alta velocità, anche se non si escludono altre cause. L’azienda ha avviato un’indagine per accertare quello che è accaduto e l’ammontare dei danni. Con il passare delle ore la situazione è tornata lentamente alla normalità.  Ma oltre alla proteste dei cittadini, molti dei quali fin dalle prime ore della mattinata hanno tempestato di telefonate anche i centralini delle forze dell’ordine, si è aggiunto ieri il Codacons. «L’acqua è un bene primario – spiega il presidente Carlo Rienzi – al di là delle responsabilità del black out, l’Acea deve prevedere un indennizzo automatico per le famiglie coinvolte che tenga conto dell’enorme disagio, quantificabile in almeno 200 euro a nucleo familiare. Il gestore potrà poi rivalersi su chi ha determinato l’interruzione della fornitura del servizio.  Altrimenti invitiamo i cittadini a rivolgersi al Codacons per intentare migliaia di cause di risarcimento dinanzi al Giudice di Pace». Intanto il Coordinamento ha chiesto un incontro per domani con i vertici dell’Acea.

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