31 Agosto 2011

Tubercolosi, test anche sui nati a gennaio

 

 
Ancora brutte notizie per i bimbi sottoposti a controllo per la tubercolosi. Tra quelli visitati lunedì scorso sono emersi altri cinque casi di positività. Anche sui nati a febbraio. Il che implica l’ estensione dei controlli anche ai piccoli di gennaio. E mentre la procura procede con l’ indagine, il Codacons non arretra di un passo sulla presunta malattia del marito dell’ infermiera. Anzi, tiene il punto e lancia un altro attacco. I nuovi positivi sono quattro femminucce e un maschietto: due sono nati nel mese di giugno, uno a luglio, uno ad aprile e un altro a febbraio. Complessivamente, quindi, su 829 test, 57 hanno dato risposta affermativa e altrettanti neonati sono venuti in contatto con il bacillo della Tbc (la media è del 6,9%). A ben guardare, però, il quadro complessivo è di sei neonati partoriti a febbraio nella struttura. Ormai è un atto dovuto la decisione della Commissione d’ indagine sanitaria ed epidemiologica voluta dalla Regione – e che si è insediata sempre lunedì – di estendere i controlli anche ai bimbi di gennaio: e così oggi partono le chiamate sui 250 partoriti otto mesi fa. Fosse per il Codacons l’ indagine andrebbe però ampliata, a ritroso, agli ultimi due anni e mezzo. E non solo. Perché, come l’ associazione aveva già anticipato ieri, anche il marito dell’ infermiera da cui scaturisce tutto il caso Tbc al Gemelli si è ammalato di pleurite tubercolare nel 2004. Ma, insiste il Codacons, «la Polverini confessi dove lavora, prima che siamo noi a rivelarlo». Da quanto si è riusciti a sapere anche l’ uomo, che all’ epoca dell’ infezione è stato curato all’ Umberto I, sarebbe un infermiere e – ma sono voci di corridoio – presterebbe servizio nell’ Hospice Villa Speranza. Fonti sanitarie specificano tuttavia che non avrebbe rapporti di lavoro nè con il Gemelli, nè con altre strutture collegate. «Lo scandalo della Tbc a Roma si ingrossa – prosegue Carlo Rienzi, presidente del Codacons -. Tra silenzi imbarazzanti e mezze ammissioni comincia a emergere un quadro ben più allarmante di quello che vorrebbe far credere la presidente Polverini». Alla quale il Codacons rivolge tre domande: «Dove lavora come infermiere il marito dell’ infermiera del Gemelli? Lavorava già nel 2004 quando aveva la pleurite tubercolare? L’ illustre commissione incaricata dalla Polverini deve accertare anche questo, o no?». E, ieri, mentre al Policlinico Gemelli, al Bambino Gesù e al San Camillo continuava la sfilata di mamme e papà in quello che doveva essere il penultimo giorno di controlli a tappeto sui quasi 1.500 piccoli a rischio (controlli che proseguiranno invece anche nei primi giorni di settembre), il procuratore aggiunto, Leonardo Frisani (che ha già ricevuto l’ informativa dei Nas, corredata dalle cartelle cliniche dei piccoli pazienti, dall’ elenco del personale e dall’ elenco dei turni di lavoro) ascoltava quattro dirigenti, amministrativi e medici, del Policlinico. A loro il compito di chiarire al magistrato quali siano, per procedura standard, le visite a cui vengono sottoposti i dipendenti dell’ azienda e secondo quali meccanismi, come pure se il personale del reparto di Neonatologia, dove sarebbe avvenuto il contagio, è soggetto a controlli ulteriori. Al termine dell’ incontro, la prima ammissione degli investigatori: «Qualche controllo in più poteva essere fatto». Adesso l’ attesa è tutta per l’ interrogatorio dell’ infermiera affetta da Tbc, che sarà ascoltata da Frisani e dal pm Alberto Pioletti nei prossimi giorni, direttamente all’ interno dell’ ospedale Spallanzani, protetti da un vetro speciale. Ma una cosa sembra chiara ai magistrati: la donna non fu visitata in ospedale. Al Gemelli non risulta infatti uno screening recente sulla dipendente, che pure lavorava a stretto contatto con i neonati. 
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