25 Febbraio 2020

Truffe e rincari, ecco gli sciacalli del virus

la procura indaga sugli aumenti dei prezzi di amuchina e mascherine
MILANO – Ci hanno provato nel padovano e nel trevigiano. Ci sono andati vicini ad Asigliano, nel vercellese. A Romano Canavese, sempre in Piemonte e a Zibido San Giacomo, tra Milano e Pavia. E ci sono riusciti a Torino, quartiere Pozzo Strada, coppia di anziani di 79 e 76 anni. «Il suo vicino di casa è stato ricoverato per coronavirus, dobbiamo disinfestarle casa». Una volta su, per i professionisti in mascherina e guanti, è bastata l’ ennesima bugia: «I gioielli si potrebbero rovinare, tirateli fuori». Via tutto. Seimila euro. Risparmi e ricordi. Gli sciacalli del Covid-19 non ci hanno messo molto a entrare in azione. «C’ è qualche denuncia in più – ammette il questore di Torino, Giuseppe De Matteis – invitiamo chi venisse contattato ad avvisare immediatamente le forze dell’ ordine». E gli appelli delle istituzioni, anche sulle bacheche social, si moltiplicano. A Bergamo, il comandante provinciale dei carabinieri Paolo Storoni mette in guardia dai «falsi tesserini Ats» e dai «falsi tamponi», insieme al vescovo Francesco Beschi. Invitano a segnalare le questure di Brescia, quella di Mantova («Non aprire a nessuno, non esiste alcuna autorizzazione ») e giù fino a Crotone. Il sindaco di Solaro, nel milanese, e quello di Sanremo. La Protezione Civile e le sezioni dela Croce Rossa, la Regione Emilia Romagna e l’ Adiconsum a Modena. Fino all’ assessore alla Sanità della Lombardia, Giulio Gallera: «Sono sciacalli, non c’ è un solo volontario della croce rossa che sia stato mandato a fare screening». C’ è poi un secondo fronte di illegalità legato al virus, quello legato ai prezzi di amuchina, gel disinfettanti e mascherine spacciate per FFP3, le uniche efficaci contro il contagio. Dopo le denunce del Codacons e il monitoraggio su vasta scala intrapreso dalla Guardia di finanza, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per violazione degli articoli 501 bis e 515 del codice penale, “manovre speculative su generi di prima necessità” e “frode in commercio”. L’ inchiesta, a carico di ignoti e aperta dai procuratori aggiunti Tiziana Siciliano (che guida il sesto dipartimento “Tutela della salute, dell’ ambiente e del lavoro”) ed Eugenio Fusco (a capo del quarto, “Frodi e tutela dei consumatori e reati informatici”), deriva da un normale controllo dei prezzi sui più comuni portali di e-commerce. I Procura, nei prossimi giorni, arriveranno i risultati degli accertamenti della Gdf e quelli della Polizia locale nelle rivendite.
di massimo pisa

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