17 Marzo 2008

Truffe ai consumatori, arriva la “class action“

Truffe ai consumatori, arriva la “class action“
Avvocati tutti d’accordo: «Legge fatta male, se non verrà modificata avrà l’effetto di paralizzare la giustizia civile»



Una grande opportunità, una sfida. Ma al tempo stesso un pericoloso salto nel buio, dovuto ad una legge piena di lacune, che rischia di creare più problemi e disfunzioni di quante si propone di risolverne. Le norme sulla “Class action“ all`italiana (art 2 comma 445-449 Legge Finanziaria), che entreranno in vigore il prossimo 1 luglio, sono state al centro di un dibattito organizzato dal Centro studi criminologici e dallo Studio legale Carponi Schitar e Sportelli. Una legge attorno alla quale vi sono grande aspettative: quelle di consumatori e utenti, che si sentono sempre più vessati, impotenti, senza tutele di fronte a piccole truffe quotidiane, a servizi che non funzionano, a contratti non rispettati. Dall`altro vi è la forte preoccupazione del mondo imprenditoriale, il quale teme che le azioni collettive possano costituire un pericolo per la solidità delle aziende, un disincentivo per gli operatori stranieri ad investire in Italia. Le associazioni consumatori, titolari del diritto ad avviare azioni collettive risarcitorie a tutela degli utenti, hanno già iniziato a ricevere richieste di tutti i tipi da parte di consumatori che vorrebbero chiedere i danni per le materie più svariate, senza sapere quali sono i limiti stabiliti dalla legge: «È una bomba ad orologeria se non spieghiamo alla gente come funziona – spiega l`avvocato Paolo Maria Chersevani, vicepresidente dell`Unione nazionale Camere civili – Se si alimentano eccessive aspettative, vi è il rischio di un concreto fallimento. Per non parlare del fatto che questa legge è fatta male e, se non verrà modificata, avrà l`effetto di paralizzare definitivamente la giustizia civile».
Antonio Rosa, vicepresidente dell`Unione Triveneta dei Consigli dell`Ordine degli avvocati ha evidenziato tutti i difetti della norma di legge che, copiata dalla tradizione americana, non si adatta al meglio al quadro giuridico italiano. Innanzitutto la “class action“ made in Usa è una vera e propria azione di classe, avviata in sede giudiziaria a nome di un`intera categoria di persone danneggiate, anche di quelle che non esprimono una esplicita adesione all`avvio di una causa. Quella italiana, invece, è un`azione collettiva che rappresenta le istanze soltanto dei singoli che decidono di aderirvi. I soggetti legittimati ad agire in forma collettiva sono le associazioni dei consumatori iscritte nell`apposito elenco e «comitati adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi». I consumatori che vogliono aderire all`azione devono comunicarlo per iscritto alle associazione o al comitato promotore. L`ambito di azione è quello «di rapporti giuridici relativi a contratti stipulati ai sensi dell`articolo 1342 del codice civile, ovvero in conseguenza di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali, quando sono lesi i diritti di una pluralità di consumatori o utenti». Inspiegabilmente, è esclusa la possibilità di azione collettiva nel caso di danni ambientali.

Preoccupazione per le conseguenze di una legge mal fatta sono state espresse anche dall`avvocato Fabio Sportelli: «In previsione dell`entrata in vigore della norma, il prossimo 1 luglio, ce n`è abbastanza per essere allarmati», ha spiegato il legale, auspicando in tempestivi interventi correttivi.

In attesa di un intervento del legislatore, Franco Conte, presidente regionale del Codacons, una delle principali associazioni dei consumatori, ha lanciato una proposta operativa, affinché i vari soggetti interessati – consumatori, aziende, avvocati – si siedano attorno ad un tavolo per stabilire una sorta di protocollo operativo: «Di fronte ad un gran numero di diritti insoddisfatti vi è una grande attesa per questa legge. La frustrazione dei consumatori e degli utenti e tanta: è per questo motivo che questa occasione non deve essere sprecata».

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