Truffa sul caro-benzina: «Subito le prove»
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fonte:
- LaPrealpina.it
Prima l’ acquisizione delle prove, andando subito dai “colossi” della benzina a prelevare i documenti relativi alla formazione dei prezzi, e poi la questione di competenza, ovvero quale procura – se Varese o Milano e Roma – dovrà accertare i reati ai danni dei consumatori, quindi gli automobilisti. Il Codacons, che aveva dato vita con il suo esposto all’ indagine di Varese sul caro carburante, è tornato ieri all’ attacco. La questione è tecnica ma con riflessi pratici importanti: le prove di quanto sospettano sia l’ associazione dei consumatori che i magistrati inquirenti di Varese. Si troverebbero «nei contratti tra le società petrolifere e i gestori degli impianti di distribuzione» e «nei contratti tra le compagnie petrolifere le aziende che operano nel processo industriale e sui prezzi da loro praticati alle società committenti». Il Gip Giu seppe Battarino (Fotoarchivio), nell’ accogliere appunto la richiesta del procuratore capo, Maurizio Grigo, e del sostituto procuratore, Massimo Politi, di farsi consegnare dalle cosiddette “sette sorelle”, cioè le compagnie petrolifere Shell, Tamoil, Eni, Esso, TotalErg, Api e Kuwait Petroleum, tutti i documenti che dimostrerebbero irregolarità nel sali e scendi dei prezzi alle pompe, aveva però spostato la competenza territoriale su Roma e Milano, dove hanno sede i consigli di amministrazione dei gruppi. Dunque, l’ inchiesta deve traslocare da Varese, dove aveva preso il via. Il Codacons però non ci sta e ha fatto ricorso contro l’ ordinanza del Gip varesino, contestando la «non competenza» di Varese. E ieri, c’ è stata quindi l’ udienza dinanzi al Tribunale del Riesame di Varese, presieduto da Anna Giorgetti, giudici a latere Rosella Ferrazzi e Marco Crema. Il legale del Codacons, l’ avvocato Marco Colombo, si è presentato in aula per esporre le ragioni del ricorso. Che ha poi sintetizzato a fine udienza (era a porte chiuse), prima di lasciare il palazzo di giustizia: «Noi abbiamo riscontrato anomalie nella formazione dei prezzi del carburante che continuavano ad aumentare nonostante scendessero quelli del petrolio. E a Varese è stata svolta un’ attività di indagine di grande rilevanza. Noi non contestiamo gli apprezzamenti del Gip, che anzi ha confermato la fondatezza degli indizi a carico delle compagnie petrolifere, ma ci ha lasciato perplessi questo discorso della competenza territoriale ad eseguire i sequestri di materiale probatorio. Sappiamo chi sono le controparti e la loro potenza, per cui a nostro avviso si deve al più presto dare corso ai sequestri di materiale e documenti, che è la cosa più importante. E solo dopo parliamo di competenza territoriale». Il senso è chiaro: il Codacons, data la rilevanza dei documenti da acquisire (contratti di acquisto del carburante e analoghi documenti sul prezzo da applicare poi alla vendita) e la forza delle “sette sorelle”, spinge perché si prendano i riscontri. «E’ un sequestro probatorio, quindi attività volta ad assicurare le prove». Il rischio, pare di capire, è che passando la mano a Milano e Roma, «notoriamente affollati di lavoro», i tempi possano andare per lunghe. «Meglio cristallizzare subito le prove» ha confermato ieri da Roma Carlo Rienzi , presidente del Codacons. Morale: prima si mettono le mani sui documenti che potrebbero dimostrare reati ai danni dei consumatori, meglio è. Questo il convincimento del Codacons. Il Tribunale del Riesame si è riservato sul ricorso. Il pronunciamento tra qualche giorno. Un passo indietro. Il Codacons aveva depositato a Varese l’ esposto contro il caro benzina nel marzo del 2012. Il sospetto era che vi fossero manovre speculative, da parte delle compagnie petrolifere, dietro l’ ascesa dei prezzi alle pompe. L’ inchiesta della Procura di Varese, con l’ ausilio della Guardia di finanza, era così partita, andando a verificare i meccanismi appunto che portano alla formazione dei prezzi finali. Gli inquirenti hanno quindi chiesto di poter sequestrare altri documenti presso le “sette sorelle”, documenti forse decisivi. Pasquale Martinoli.
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