14 Dicembre 2011

Truffa degli oneri urbani Il Comune a processo  

Truffa degli oneri urbani Il Comune a processo
 

Sono in tutto 210 le situazioni analizzate dalla Procura nelle indagini. Dal 1998 al 2008 tante persone sono state coinvolte nell’ ammanco comunale. Prosciuttifici e aziende edili, ma anche normali cittadini tra cui l’ attuale vice-sindaco Francesco Bagnaroli che nel 2006 versò un assegno da 5311 euro. Il caso esplose nell’ autunno del 2008 e presto si è allargato a macchia di leopardo con il pm Tibis chiamato ad ascoltare decine di persone, paganti o solo informate dei fatti. Del caso si è occupata anche la Corte dei Conti dopo la segnalazione per negligenza nella quantificazione e rendicontazione delle entrate della funzionaria comunale e dei revisori dei conti.  Ci sono cittadini normali, ma anche qualcuno che, pur sostenendo la propria buona fede, è troppo dentro all’ ambiente dell’ edilizia per non sapere che gli oneri di urbanizzazione non si pagano in contanti. Domani, comunque, inizierà al tribunale di Pavullo la prima causa collettiva di 48 persone che hanno citato in giudizio il Comune e l’ ex dipendente comunale Sergio Leonelli per l’ ormai nota vicenda su oneri di urbanizzazione e permessi di costruire. Soldi pagati in contanti o attraverso assegni, ma mai ufficialmente incassati dall’ ente bensì intascati dal responsabile dell’ ufficio Urbanistica. Ebbene 48 delle 210 persone truffate si sono unite in una class-action gestita dal Codacons e domani saranno difese dagli avvocati Tiziana Ghedini e Bruno Barbieri. La tesi sostenuta è molto chiara: il Comune, almeno, non ha controllato e quindi è direttamente responsabile per l’ azione illecita perpetrata da Leonelli. Ecco quindi che l’ azione si snoderà in due filoni. La prima richiesta che sarà sottoposta al giudice prevede che vengano considerate valide le licenze di costruire e si diano per pagati, pur non essendo stati incassati, gli oneri. Si tratta di circa 450mila euro. In seconda istanza, semmai il giudice dovesse considerare non saldati gli oneri, allora la strada prevede la richiesta di rimborso al Comune e di Leonelli in quanto solidali. A quel punto i cittadini incasserebbero le somme già pagate e le utilizzerebbero per regolarizzare le loro posizioni. Una situazione che rischia di mettere in ginocchio il Comune come evidenzia il sindaco Pietro Balugani. Il sindaco, domani, non sarà presente in aula dal momento che ci si attende una prima udienza istruttoria ed interlocutoria. «Quei soldi non li abbiamo mai incassati – analizza il primo cittadino che ha ereditato la "patata bollente" dal suo predecessore Carlo Leonelli – e con questa azione arriveremo ad una situazione conflittuale tra Comune e cittadini che non mi fa piacere. Spero che, alla fine, il giudice confermi la nostra tesi: non siamo responsabili per la condotta illecita di un dipendente. In caso di risarcimento, invece, non saprei proprio come andrà a finire. Sinceramente non sapremo dove prendere tutti quei soldi. Non voglio fare allarmismi, ma c’ è il rischio default». E quindi la tesi difensiva cercherà in primis di dimostrare che non possono essere considerati validi i pagamenti effettuati al dipendente infedele su cui l’ amministrazione non ha responsabilità e poi analizzerà le 48 posizioni, evidenziando che ci sono cittadini, professionisti del settore edile, per cui la giustificazione della "buona fede" non tiene. Nel frattempo lo stesso Comune ha affidato allo studio Torreggiani-Venturelli l’ analisi di altre 48 pratiche che vanno ad aggiungersi alle altre 210 già verificate (costo totale quasi 25mila euro). Quarantotto, un numero che farebbe propendere per le pratiche relative proprio ai 48 cittadini che si sono rivolti al Codacons, ma è soltanto una singolare casualità come fanno sapere dallo stesso studio.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this