21 Aprile 2017

«Troppo cellulare causa cancro»

«Troppo cellulare causa cancro»

il tribunale di ivrea condanna l’ inail a risarcire un lavoratore

MILANO Per quindici anni ha utilizzato il telefono cellulare, senza gli auricolari, anche per 3-4 ore al giorno e ora il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea ( Torino), gli ha riconosciuto un danno permanente alla salute con invalidità del 23%, condannando (in primo grado) l’ Inail a versargli un’ indennità di 500 euro al mese per tutta la vita. Protagonista di questa vicenda è Roberto Romeo, 57 anni, dipendente Telecom, che sette anni fa ha contratto un neurinona dell’ acustico, un tumore benigno ma invalidante, che l’ ha costretto a subire l’ asportazione del nervo acustico, diventando completamente sordo dall’ orecchio destro. «È riconosciuto un nesso tra l’ uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello», dicono gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, rendendo nota la sentenza che risale allo scorso 30 marzo. «Speriamo che spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia ancora non c’ è», aggiunge Bertone. In questo senso, già qualcosa si muove. Il Codacons sta studiando la possibilità di promuovere una class action «in favore di tutti i possessori di telefoni cellulari», che in Italia sono circa 45,2 milioni, chiedendo che siano inserite indicazioni e avvertenze sulle confezioni dei cellulari circa i rischi per la salute umana, come già avviene per i pacchetti di sigarette. «La nostra azione collettiva vedrà tra i destinatari anche l’ Inail, che ancora non ha inserito tra le malattie professionali quelle causate dall’ uso dei cellulari», annuncia il presidente Carlo Rienzi. «Non voglio demonizzare il cellulare, ma sensibilizzare datori di lavoro e dipendenti, perché altre persone non si ritrovino nella mia situazione», dice ora Romeo, che sottolinea come «le logiche lavorative devono tenere conto dei rischi a cui il cellulare espone». Un’ avvertenza sottolineata anche dal presidente nazionale Anmil, Franco Bettoni: «Questa pronuncia avrà una conseguenza immediata soprattutto in relazione ai piani di valutazione dei rischi delle aziende, in quanto si renderanno necessarie delle norme in materia di prevenzione, oltre ad un’ adeguata informazione e formazione dei lavoratori da parte delle aziende sull’ uso dei cellulari e, comunque, di tutti strumenti tecnologici che emanano radiofrequenze». Pericoli su cui, però, la comunità scientifica è ancora divisa. Vent’ anni di ricerche non hanno, infatti, ancora portato a conclusioni univoche e accettate da tutti. «Nel mondo occidentale – ricorda il Neurochirurgo dell’ Università Cattolica di Roma, Alessandro Olivi – non c’ è nessuna prova scientifica che vi sia un nesso tra l’ uso del telefono cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello. Nonostante l’ incremento esplosivo dell’ uso dei telefonini negli ultimi quindici anni, non c’ è stato un aumento dei tumori cerebrali, né benigni né maligni». Di diverso parere il direttore dell’ Unità di Neurologia del Policlinico “Gemelli” di Roma, Paolo Maria Rossini, secondo cui «l’ uso prolungato del cellulare fa male al cervello». «Già nel 2011 – ricorda l’ esperto – l’ Organizzazione mondiale della Sanità ha classificato le emissioni in radiofrequenze dei cellulari come possibili cancerogeni ». RIPRODUZIONE RISERVATA

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox