26 Gennaio 2021

Troppi morti dentro la Rsa indagate tre suore ai vertici

contagi  decessi  registrati  Villa  San  Giuseppe  Grugliasco  durante  la  prima  ondata  della  pandemia  sono  finiti  in  un’inchiesta  della  magistratura.  Ora  il  procuratore  aggiunto  Vincenzo  Pacileo  ha  iscritto  tre  suore  nel  registro  degli  indagati  per  epidemia  colposa  omicidio  colposo:  la  legale  rappresentante  della  Congregazione  delle  Figlie  della  carità  della  San  Vincenzo,  la  direttrice  sanitaria  l’ex  direttrice  della  Rsa,  che  ha  lasciato  il  ruolo  nella  seconda  metà  di  maggio.  Nel  momento  di  maggior  allarme  per  l’epidemia  tra  marzo  aprile  2020,  nella  casa  per  anziani,  gestita  da  oltre  mezzo  secolo  dalle  Figlie  della  carità  di  San  Vincenzo  de’  Paoli,  si  sono  registrati  una  quarantina  di  decessi,  di  cui  nove  accertati  come  conseguenza  del  Covid,  43  contagi  (25  tra  gli  ospiti  18  tra  il  personale  sanitario).  Una  cifra  che  spinse  familiari  di  alcuni  anziani  rivolgersi  ai  carabinieri.  Il  sindaco  Roberto  Montà  il  direttore  dell’Asl  To3  Flavio  Boraso  avevano  presentato  un  esposto  in  Procura.  C’era  chi  aveva  perso  genitori  chi  nonni.  Tutti  denunciavano  la  mancanza  di  tamponi  di  dispositivi  di  protezione,  parlavano  di  personale  dimezzato  non  formato  adeguatamente.  Alcuni  di  loro  si  erano  rivolti  dei  legali.  Tra  questi  l’avvocato  Tiziana  Sorriento,  responsabile  regionale  del  Codacons,  che  aveva  raccolto  segnalazioni  sulla  leggerezza  delle  misure  adottate  per  arginare  contagi.  Un  esempio?  Nel  momento  in  cui  nelle  rsa  le  visite  erano  vietate  ai  parenti,  sembra  che  Villa  San  Giuseppe  qualcuno  potesse  comunque  entrare  per  portare  dei  cambi.  Il  procuratore  aggiunto  Vincenzo  Pacileo  avvia  le  indagini.  carabinieri  del  Nas  gli  operatori  dello  Spresal  effettuano  sopralluoghi,  acquisiscono  documentazione.  Due  consulenti  della  Procura  depositano  una  relazione.  Una  quarantina  di  pagine  in  cui  si  documentano  le  carenze  che  avrebbero  portato  alla  diffusione  incontrollata  del  virus:  dispositivi  di  protezione  insufficienti  non  adatti,  il  documento  di  valutazione  dei  rischi  specifico  per  il  Covid  redatto  tardivamente  in  maniera  non  adeguata,  una  formazione  del  personale  carente  difettosa.  L’allarme  era  scattato  il  13  marzo,  dopo  che  un’operatrice  sanitaria  era  risultata  positiva  al  tampone.  Eppure,  secondo  parenti  degli  ospiti,  «il  focolaio  già  c’era  Le  indagini  della  Procura  proseguono.  C’è  la  questione  mascherine  camici  da  chiarire:  gli  ordini  con  acquisti  effettivi  risalgono  alla  seconda  metà  di  marzo.  Poi  c’è  il  documento  di  valutazione  dei  rischi,  redatto  metà  marzo  dopo  che  lo  stato  di  emergenza  nazionale  era  stato  dichiarato  il  31  gennaio.  ancora.  tamponi  sarebbero  stati  disposti  solo  dal  aprile.  personale  sanitario,  almeno  in  alcune  occasioni,  sembrerebbe  essere  stato  impiegato  in  diversi  reparti:  Covid  non.  la  separazione  dei  pazienti  sembra,  anche  questa,  essere  stata  attuata  troppo  tardi. 

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