Troppi morti dentro la Rsa indagate tre suore ai vertici
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fonte:
- La Stampa
I contagi e i decessi registrati a Villa San Giuseppe a Grugliasco durante la prima ondata della pandemia sono finiti in un’inchiesta della magistratura. Ora il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha iscritto tre suore nel registro degli indagati per epidemia colposa e omicidio colposo: la legale rappresentante della Congregazione delle Figlie della carità della San Vincenzo, la direttrice sanitaria e l’ex direttrice della Rsa, che ha lasciato il ruolo nella seconda metà di maggio. Nel momento di maggior allarme per l’epidemia tra marzo e aprile 2020, nella casa per anziani, gestita da oltre mezzo secolo dalle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, si sono registrati una quarantina di decessi, di cui nove accertati come conseguenza del Covid, e 43 contagi (25 tra gli ospiti e 18 tra il personale sanitario). Una cifra che spinse i familiari di alcuni anziani a rivolgersi ai carabinieri. Il sindaco Roberto Montà e il direttore dell’Asl To3 Flavio Boraso avevano presentato un esposto in Procura. C’era chi aveva perso i genitori e chi i nonni. Tutti denunciavano la mancanza di tamponi e di dispositivi di protezione, parlavano di personale dimezzato e non formato adeguatamente. Alcuni di loro si erano rivolti a dei legali. Tra questi l’avvocato Tiziana Sorriento, responsabile regionale del Codacons, che aveva raccolto segnalazioni sulla leggerezza delle misure adottate per arginare i contagi. Un esempio? Nel momento in cui nelle rsa le visite erano vietate ai parenti, sembra che a Villa San Giuseppe qualcuno potesse comunque entrare per portare dei cambi. Il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo avvia le indagini. carabinieri del Nas e gli operatori dello Spresal effettuano sopralluoghi, acquisiscono documentazione. Due consulenti della Procura depositano una relazione. Una quarantina di pagine in cui si documentano le carenze che avrebbero portato alla diffusione incontrollata del virus: dispositivi di protezione insufficienti e non adatti, il documento di valutazione dei rischi specifico per il Covid redatto tardivamente e in maniera non adeguata, una formazione del personale carente e difettosa. L’allarme era scattato il 13 marzo, dopo che un’operatrice sanitaria era risultata positiva al tampone. Eppure, secondo i parenti degli ospiti, «il focolaio già c’era Le indagini della Procura proseguono. C’è la questione mascherine e camici da chiarire: gli ordini con acquisti effettivi risalgono alla seconda metà di marzo. Poi c’è il documento di valutazione dei rischi, redatto a metà marzo dopo che lo stato di emergenza nazionale era stato dichiarato il 31 gennaio. ancora. I tamponi sarebbero stati disposti solo dal 2 aprile. personale sanitario, almeno in alcune occasioni, sembrerebbe essere stato impiegato in diversi reparti: Covid e non. E la separazione dei pazienti sembra, anche questa, essere stata attuata troppo tardi.
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