18 Ottobre 2002

Troppi caffè, arrestato per assenteismo

Bolzano, il Pm contesta i reati di falso ideologico e truffa al capo dell?ufficio legale del Comune. Timbrava l?uscita dichiarando ragioni di servizio

Troppi caffè, arrestato per assenteismo

L?accusa: lasciava il posto anche due ore al giorno. Il Codacons: «Eccessive le sanzioni penali»

ROMA – In manette per assenteismo a Bolzano anche il capo dell?ufficio legale del Comune. Una misura drastica, di cui è stato protagonista Salvatore Giambò, 62 anni, che è stato arrestato martedì scorso proprio mentre stava timbrando l?ingresso al lavoro. «L?utente è contento che sia applicata la legge – commenta l?avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons – ma non c?è bisogno di esagerare. Il comportamento del dipendente pubblico assenteista è grave e va certamente sanzionato, ma forse non sempre val la pena di scomodare il codice penale. La misura della sanzione dev?essere proporzionata alla violazione. Io penso che bisogna essere inflessibili con le sanzioni disciplinari nei confronti dei dipendenti pubblici assenteisti, ma che è meglio riservare il processo penale contro chi viola diritti essenziali della persona, anche per non sovraccaricare ancora di più il settore penale».
L?accusa mossa dal pubblico ministero Donatella Marchesini è nata da una «spiata» dall?interno del Comune. Le indagini degli investigatori, durate quattro mesi, avrebbero appurato che il funzionario comunale ripetutamente «timbrava» per uscire adducendo ragioni di servizio, mentre in realtà si sarebbe recato in bar e locali pubblici per due, tre ore. Il giudice è stato clemente ed ha concesso gli arresti domiciliari, ma il funzionario è accusato di falso ideologico e di truffa aggravata e continuata ai danni del Comune.
In sostanza, Giambò è accusato di avere usato il cosiddetto «codice 37» che all`interno degli uffici municipali è utilizzato dagli impiegati che debbono uscire dai palazzi per ragioni di servizio. In realtà, però, i vigili e i militari dell`Arma avrebbero visto il funzionario entrare negli edifici giudiziari per poi uscire poco dopo, credendosi inosservato, da una porta di servizio per recarsi in qualche bar dove, magari tra un caffè e l?altro, avrebbe trascorso parecchie ore. Ma come? A Bolzano la notizia ha fatto scalpore perché Giambò, da 30 anni nell`ufficio legale del comune, è molto conosciuto in città. Nessuno avrebbe immaginato vedendolo camminare spedito, con quel suo portamento autorevole e la cartella sotto il braccio, che Giambò andava al bar anzicché in Tribunale.
La città di Bolzano, però, non è nuova a questi blitz dei carabinieri e alle denunce di zelanti funzionari contro i colleghi assenteisti. Due anni fa erano stati arrestati otto impiegati della Corte dei conti, anche loro accusati di assenteismo e gravi irregolarità negli orari di lavoro. Alcuni di loro invece che alla scrivania erano stati sorpresi davanti a un bel piatto di pesce in un noto ristorante di Mira, in provincia di Venezia, in orario di servizio. In quel caso era stato un capufficio a denunciare i fatti ai carabinieri. E lo stesso venne poi eletto ?altoatesino dell?anno“ con 22.000 cartoline inviate al quotidiano Alto Adige. Per ironia della sorte, tuttavia, quegli stessi impiegati ricevettero poi in busta paga il premio di produttività previsto dal contratto. Un riconoscimento ?automatico“ per le giornate di presenze effettive fino all?arresto, «in attesa della definizione del giudizio».
Al di là degli aspetti giudiziari, comunque, l?assenteismo è stato bollato con autorevolezza da sua eminenza il cardinale arcivescovo di Palermo Salvatore De Giorgi: «È un peccato di omissione specie per chi svolge un servizio pubblico».

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