“Troppe quelle due ore e mezza per trasferire il mio nipotino”
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fonte:
- la Repubblica
Un signore con in capelli bianchi, alto e massiccio, con lo sguardo triste. «Mia figlia ha avuto una gravidanza normale, nove mesi assolutamente tranquilli». Siamo nel corridoio del reparto maternità, al secondo piano del nosocomio. Nella stanza con la porta socchiusa è ricoverata Maria, ancora provata dal parto cesareo e sotto choc per la tragica morte del suo piccolo. Ad assisterla ci sono anche la madre, un fratello e una sorella. Il riserbo dei familiari è assoluto. Il fratello, un militare dell´esercito, è categorico: «Non intendiamo parlare con i giornalisti, c´è una denuncia presentata dal papà del bambino, basta quella per sapere come la pensiamo». Il personale del reparto si muove silenzioso, a qualche visitatore è concesso di entrare per andare a salutare altre puerpere più fortunate, una mamma spinge la culla di metallo con il proprio nato verso la stanza del nido. In mattinata è venuto a visitare la paziente il ginecologo Luigi Cobellis che ha fatto nascere il bambino con un parto cesareo d´elezione, cioè programmato. «L´ho seguito per i nove mesi della gravidanza, era stata fatta l´amniocentesi, era tutto a posto, il peso fetale da una stima era superiore ai tre chili. Ho detto alla madre che è stato fatto il possibile per aiutarlo. L´estrazione del bambino è stata normale, è nato sano ma ha avuto subito delle difficoltà respiratorie, dovute a cosa non si sa, il bambino era riuscito anche a superarle. Appena estratto l´abbiamo affidato alla puericultrice e al neonatologo che l´hanno portato nell´isola neonatale». Cobellis è il medico di fiducia della paziente, «la conosco da diverso tempo, l´ho operata due volte in passato per asportazione di miomi», dice. Il famigerato ascensore è al termine del corridoio, oltre la porta. «I familiari hanno denunciato il blocco dell´ascensore, quindici minuti fatali, il loro cruccio è questo, che si siano rallentate le operazioni di soccorso», afferma Cobellis. «Il dubbio sull´ascensore è lecito – prosegue Cobellis – , non posso non condividerlo, come padre mi porrei lo stesso interrogativo, sul ritardo dell´arrivo in sala operatoria della incubatrice. Devo però dire che i nostri anestesisti erano nel frattempo riusciti a riprendere il bambino, dopo qualche minuto sono riusciti a rianimarlo. Quando è stato affidato ai medici del Monaldi aveva parametri vitali soddisfacenti, sia per la funzione respiratoria che cardiaca». Una delle infermiere si ferma sul pianerottolo e spiega: «Mentre stava salendo, l´ascensore si è bloccato, dentro c´erano un infermiere e un medico con l´incubatrice dello Sten (servizio trasporti emergenza neonatale ndr), il bambino era in sala operatoria con gli anestesisti che cercavano di rianimarlo». L´incubatrice attrezzata per trasferire il neonato nel reparto di terapia intensiva dell´ospedale Monaldi è arrivata con 15 minuti di ritardo per il guasto dell´ascensore. In 15 minuti sono arrivati anche, dice la direzione amministrativa, i tecnici della "Romeo gestione patrimoni immobiliari" che con la ditta Marrocco ha in affidamento la manutenzione dell´impianto da ottobre con una convenzione Consip. L´ascensore ha una cabina ampia, che va su è giù di continuo perché viene adoperata sia per portare le barelle che le persone. «Ammetto», ha detto il direttore sanitario Luigi De Paola, «che la ginecologia è l´unico reparto dell´ospedale che non ha due ascensori distinti. Su questo siamo carenti. Ma il progetto per realizzarne un altro l´abbiamo già approntato». L´ascensore, nel gennaio scorso, è stato rifatto, motore, funi, parte meccanica, la pannellatura, dice il direttore amministrativo, Rosario Guida. «Era quasi nuovo, ma il mese scorso ha dato ancora problemi, ed è stato tenuto fermo. Sa come succede, la gente dà i calci». Il Codacons interviene: «Se confermate le circostanze denunciate, ci troveremmo di fronte a un gravissimo caso di malasanità e di malagestione delle strutture pubbliche», afferma il presidente Carlo Rienzi.
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