22 Settembre 2020

TRIESTE: AL VIA IL PROCESSO NEI CONFRONTI DEL CODACONS PER LA PRESUNTA DIFFAMAZIONE AI DANNI DI FINCANTIERI

     

    MA È QUEST’ULTIMA A GIUNGERE ALLA RESA DEI CONTI PER IL NAUFRAGIO DEL GIGLIO

    Grazie al Gip di Trieste si potrà dare finalmente giusto risalto e diffusione ai motivi del mancato funzionamento della procedura di emergenza a bordo della nave Costa Concordia, subito saltata al momento del tragico naufragio del 2012. Procedura di cui la società – per sua stessa ammissione – non possiede alcun documento di collaudo.
    Lo afferma oggi il Codacons, commentando la decisione del Gip del Tribunale di Trieste, Luigi Dainotti, di aprire un nuovo procedimento nei confronti del Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, accusato di diffamazione da Fincantieri.
    La società triestina si ritiene diffamata dalle parole del Codacons che si è soltanto limitato a:
    – denunciare l’ostruzionismo da essa praticato;
    – criticare la decisione del Tribunale di Grosseto per aver detto che il malfunzionamento del generatore di emergenza potrebbe essere una “concausa” dei decessi e delle lesioni dei passeggeri, ma al tempo stesso ha contraddittoriamente escluso ogni nesso causale e non ha avviato nessuna indagine a carico dei responsabili dei malfunzionamenti tecnici;
    – osservare che in carcere dovrebbe andare non solo il comandante Schettino ma anche chi non ha effettuato i doverosi collaudi.
    La procedura di emergenza a bordo della Costa Concordia come noto andò immediatamente in tilt, e i periti del tribunale di Grosseto hanno affermato che i difetti di progettazione erano tali che la procedura non avrebbe mai potuto funzionare; per stessa ammissione della società non esiste appunto nessun documento che provi che essa sia mai stata collaudata prima del naufragio e il Codacons ha dovuto superare mille ostacoli posti dalla stessa Fincantieri per appurare tale verità.
    Quanto si farà ulteriormente emergere dal processo di Trieste avrà grande importanza anche per la futura sicurezza del trasporto marittimo ed ancor più alla luce di quanto era emerso nel corso delle indagini svolte dalla Procura di Grosseto, ove era stata intercettata una conversazione tra l’ing. Paolo Parodi, ispettore tecnico di Costa Crociere, e Cristina Porcelli, dell’ufficio legale di Costa Crociere, ove costoro affermavano che “Rina fa tutto quello che dice Fincantieri” e che si fanno “prove a mare finte”.
    Di seguito la trascrizione integrale dell’intercettazione:
    P: ma RINA …RINA fa tutto quello che vuole FINCANTIERI, allora, ribaltiamo un attimo una cosa, noi siamo usciti…noi abbiamo avuto problemi simili con le navi in esercizio, vedi Fortuna quando abbiamo preso l’acqua quando si è rotta la tenuta, che abbiamo deviato, ti ricordi?
    […]
    P: però puoi anche decidere di fare delle prove a mare non severe, se tu prevedi che nei prossimi…
    C: va beh… que… quello è un aspetta…
    P: guarda… guarda… e no io, secondo me andrà a finire così, che faran delle prove a mare finte
    C: ah.. va beh.. quello non è un problema…
    P: perchè è interesse di tutti fare delle prove a mare finte

    Ci si augura che il processo che si aprirà a Trieste faccia dunque chiarezza anche sulla correttezza delle procedure di verifica e sulla necessaria indipendenza degli organi di controllo. Un processo che apre nuove speranze per tutti i naufraghi che hanno ricevuto pochi spiccioli di risarcimento per l’incidente poiché, se si dovessero accertare responsabilità dell’armatore o del costruttore – oltre quelle già accertate del comandante Schettino – sarebbe possibile chiedere più alti indennizzi.
    Si allega testo integrale delle intercettazioni in oggetto.

     

    Trascriz. Carabinieri intercettaz. Parodi-Porcelli

     

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