5 Marzo 2014

Trenord, ammessa la class action

Trenord, ammessa la class action

IL PRIMO round in tribunale l’ avevano perso, le associazioni di consumatori. Per il giudice, lo scorso novembre, le rivendicazioni erano troppo diverse tra loro per essere accomunate in un’ unica azione legale. Ma ora c’ è la rivincita che ribalta le carte. La Corte d’ Appello di Milano ammette la class action perché i pendolari lombardi possano essere risarciti dei disservizi subiti a dicembre di due anni fa, quando i treni regionali andarono in tilt per oltre una settimana. È il primo caso, in Lombardia. E solo nei prossimi mesi si capirà l’ entità degli indennizzi. Ma l’ azienda regionale rischia di dover sborsare almeno due milioni. Era metà dicembre del 2012 quando Trenord, allora guidata da Giuseppe Biesuz (poi dimessosi perché accusato di bancarotta fraudolenta per vicende passate), decise di approfittare dell’ introduzione dell’ orario ferroviario invernale per il debutto di un nuovo software per la gestione dei turni del personale. Un azzardo che costò caro alla maggioranza dei 700mila pendolari lombardi. Perché l’ innovativo Goal system, o meglio la sua gestione, fece sballare tutte le tabelle di lavoro dei macchinisti e controllori e impazzire il sistema. Il risultato? Treni programmati in una certa stazione che non arrivavano, convogli pronti a partire in banchina ma senza il personale di bordo, dirottato altrove proprio dal sistema. Con centinaia di soppressioni, ritardi di ore, rivolte sui binari, trasbordi, informazioni poche. Disagi, insomma. Molti, troppi, per i pendolari che già, normalmente, denunciano problemi. Trenord allora regalò un mese di abbonamento gratis, ma solo dopo tre mesi dal disastro. E decise di abbandonare il Goal system (ripreso solo negli ultimi mesi, con prudenza, mantenendo operativo anche il vecchio sistema). Ma varie associazioni di consumatori, nel frattempo, andarono oltre, per avere di più. Come Altroconsumo, che raccolse diecimila preadesioni alla causa risarcitoria di pendolari vittime di disservizi in quella settimana di passione. Tutti, sostiene Altroconsumo, che poi hanno anche provveduto a firmare un modulo per l’ interruzione della prescrizione (che dura un anno) e dunque ritenuti potenziali danneggiati e da risarcire. Quanto? Dipenderà dalla causa nel merito che scatterà tra un paio di mesi. Il risarcimento sarà comunque calibrato in base alla tratta percorsa. In linea generale, la richiesta avanzata ai giudici è di quattro mensilità. Calcolando una media di 50 euro al mese, il conto per Trenord potrebbe essere almeno di due milioni. E solo per quelli di Altroconsumo. Perché poi c’ è anche il Codacons, che ha chiesto 3.500 euro ciascuno, e altre associazioni che hanno la loro lista. E il conto per l’ azienda rischia di essere molto salato. Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, sottolinea l’ importanza della decisione: «La Corte d’ appello ha colto gli scopi della class action, una misura necessaria per garantire la fiducia dei cittadini e responsabilizzare le aziende specie nel trasporto locale dove i diritti dei pendolari sono quotidianamente violati». Trenord si riserva «di esaminare approfonditamente l’ ordinanza per definire le proprie strategie difensive». E ricorda che «l’ azione sarà comunque limitata a chi abbia legalmente interrotto la prescrizione ». Mentre il consiglierependolare del Pd Agostino Alloni polemizza con Regione e Trenord che «avrebbero dovuto elargire l’ abbonamento gratis già a gennaio, senza aspettare tre mesi, ora si assumano le loro responsabilità ». © RIPRODUZIONE RISERVATA Bocciata in primo grado, la richiesta di Altroconsumo è stata invece giudicata corretta dalla Corte d’ Appello Gli indennizzi ammontano a circa due milioni “Il tribunale ha riconosciuto che i diritti della gente sono stati violati”
ilaria carra

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