25 Maggio 2018

Treno deraglia: 2 morti Indagato l’ autista del Tir

l’ anas: «non ha rispettato le nostre indicazioni». la procura indaga il conducente del trasporto eccezionale: «non ho deciso io il percorso»
TORINO Due ore di interrogatorio per allontanare da sé le accuse di disastro ferroviario e omicidio colposo. Darius Zujis, l’ autista lituano di 39 anni indagato per l’ incidente ferroviario di Caluso, nel Torinese, in cui ieri notte sono morte due persone e altre 23 sono rimaste ferite, due in modo grave, piange e si dispera davanti al procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando. Il suo Tir, un «trasporto eccezionale», fermo sui binari è stato investito dal treno che collegava Torino a Ivrea, che è deragliato. Le vittime sono Roberto Madau, il macchinista 61enne del treno, che tra qualche mese sarebbe andato in pensione, e Stefan Aureliana, romeno di 64 anni residente a Busto Arsizio (Varese) che conduceva il mezzo di scorta tecnica al Tir. Tra i passeggeri, una trentina su quello che doveva essere l’ ultimo treno della giornata, i feriti sono stati 23. Due, entrambe donne, le più gravi. Sono Manuela Amà, 43 anni, operata alla gamba sinistra. La prognosi, salvo complicazioni, è di 60 giorni. È invece in prognosi riservata Morena Gauna, la capotreno 35enne: per estrarla dalle lamiere del vagone in cui si trovava i Vigili del fuoco hanno impiegato più di un’ ora. «Di chi sia la colpa non mi interessa, prego soltanto perché si salvi e possa tornare dai suoi tre bambini», dice il padre Claudio.Il camionista si è difeso davanti al magistrato: «Non ho deciso io il percorso, non sono stato io a voler passare da lì», ha detto l’ uomo, che prima di sedersi davanti al magistrato ha avuto anche un lieve malore. «Con il carico la visibilità è fortemente ridotta, nelle manovre», ha spiegato, «mi guida l’ equipaggio in cuffia». Gli accertamenti effettuati dalla polizia ferroviaria, coordinata dalla Procura eporediese, non escludono nessuna ipotesi. «Il punto cruciale sono le comunicazioni fatte o non fatte dalla ditta con la polizia stradale, le ferrovie, l’ Anas e tutti quelli che sono chiamati a organizzare il passaggio di un transito eccezionale», spiega Ferrando, «perché per passare con un mezzo del genere c’ è bisogno di un lasso di tempo larghissimo, quindi nella programmazione del traffico e del passaggio c’ è qualcosa che non ha funzionato. Se le comunicazioni non sono state fatte correttamente allora è un fatto molto grave». Chi non ha dubbi sul fatto che il trasporto eccezionale «non ha rispettato le condizioni generali di utilizzo dell’ autorizzazione» è l’ Anas. Il trasportatore, sostiene la società, «non ha adempiuto» alle prescrizioni assunte, tra le quali quella di non impegnare attraversamenti di passaggi a livello con linee elettrificate, proprio come quello dell’ incidente di Arè, al chilometro 11,5 della statale 27 ora interrotta al traffico come la linea ferroviaria tra Chivasso e Ivrea, mentre sul tratto Ivrea-Aosta la circolazione è ripresa ieri all’ ora di pranzo. In attesa che la magistratura chiarisca cause e responsabilità, per pendolari e associazioni di consumatori l’ incidente è il segnale dell’ urgenza di mettere in sicurezza il trasporto. Ed è polemica sulla pericolosità dei passaggi a livello, in corrispondenza dei quali in Italia, secondo il Codacons, ci sono stati duecento incidenti tra il 2005 e il 2016 con 189 vittime. I TESTIMONI. Tante le testimonianze dei momenti di paura vissuti da chi era su quel treno ieri notte. «Non so se sia stata fortuna, ma mi sono salvato. Sono un miracolato». Nell’ atrio dell’ ospedale Cto di Torino, dove è arrivato nella notte con il timore di una lesione vertebrale, il volto pallido di Marco Imparato è quello di chi ha visto la morte in faccia. Studente di matematica finanziaria all’ Università di Torino, ma residente a Ivrea, questo diciannovenne è uno dei pendolari del treno deragliato. «Stavo dormendo, mi ha svegliato un boato. Le luci si sono spente e sono stato sbattuto prima sul soffitto, poi sul pavimento. Dieci secondi terribili», racconta. Gli esami hanno escluso per lui gravi complicazioni. «Abbiamo sentito un forte boato e siamo subito usciti di casa per soccorrere i primi feriti», racconta Giovanni Artizzu, 23 anni, che abita nelle vicinanze ed è stato tra i primi ad accorrere. «Poco più in là, a terra, c’ era il corpo dell’ autista. Un macello», ricorda, ancora molto scosso.

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