Treni troppo sporchi Pendolari da risarcire
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fonte:
- Corriere della Sera
Un risarcimento per ogni viaggio senza riscaldamento, un rimborso per ogni trasferimento con l’ aria condizionata spenta, un indennizzo per tutte le volte che il treno è sporco, in ritardo e sovraffollato: se le cose andassero così i pendolari bergamaschi non avrebbero più problemi economici. Le cose non stanno proprio così ma ieri un risarcimento è arrivato a un viaggiatore laziale che è rimasto al freddo durante il viaggio. Non era un pendolare qualunque, ma il presidente del Codacons che non è rimasto con le mani in mano. Ha portato la vicenda davanti al giudice. La sentenza ci ha messo otto anni ad arrivare. Ma alla fine il Tribunale di Roma ha condannato Trenitalia al risarcimento: 350 euro più 700 euro di spese legali. «Se fosse così anche per noi non avremmo più bisogno di lavorare», commenta Salvatore Vassallo, del Comitato pendolari bergamaschi. «È stato fortunato ma lui è uno attrezzato, che sa come muoversi, a differenza della maggior parte dei viaggiatori», aggiunge il suo collega Dante Goffetti. Che però è protagonista con altri venti pendolari della linea Bergamo-Milano di una causa collettiva che in primo grado ha già strappato 90.000 euro di risarcimento e che ora sta per approdare alla Corte di Cassazione. Anche qui i tempi sono lunghi, visto che la causa è partita nel dicembre 2009: «In quel periodo era stato introdotto il Frecciarossa – racconta Goffetti-. Il meccanismo non era ancora rodato bene, i nostri treni si fermavano continuamente per farlo passare e si creavano ritardi paurosi. C’ era stata un’ ondata di proteste, un movimento spontaneo dei pendolari con delle assemblee, e poi si decise per la causa». I pendolari hanno messo tutti i motivi del loro scontento (che poi sono gli stessi che resistono quattro anni dopo): ritardi, sovraffollamento, sporcizia, mancanza di riscaldamento o di condizionamento. Trenitalia, allora titolare della linea, si è appellata al Regio decreto del 1933 che disciplinando il servizio ferroviario si limita a garantire il trasporto dei passeggeri dal punto A al punto B senza accennare a diavolerie moderne come l’ aria condizionata. I ventuno pendolari insieme al loro avvocato Pierluigi Piromalli hanno fatto invece riferimento alle direttive europee che invece stabiliscono un certo livello di comfort e di soddisfazione delle esigenze dei viaggiatori. Il giudice Maria Concetta Caprino ha sfogliato come un carciofo le richieste dei pendolari: i ritardi segnalati non sono stati accolti perché in contrasto con le rilevazioni di Trenitalia, i casi di caldo e di freddo eccessivo non valevano perché non elencati giorno per giorno e vagone per vagone, e lo stesso per il sovraffollamento. È stato invece accolto il caso della sporcizia, perché era stata ampiamente documentata con le fotografie dei viaggiatori. E nel giugno 2012 è stata decisa una sentenza non patrimoniale che prevedeva per i ventuno pendolari il pagamento del doppio della spesa sostenuta per ogni abbonamento acquistato prima del luglio 2008 (quelli precedenti erano caduti in prescrizione), per un totale di circa 90.000 euro. «È stato importante – commenta Goffetti -. Non ripaga di una vita da pendolare, ma riconosce il danno biologico e morale, cioè i continui disagi, i ritardi al lavoro e i tanti problemi di ogni giorno». Trenitalia insieme a Trenord, che nel frattempo ha rilevato il servizio, ha presentato appello. Ma invece di farlo al Tribunale di Brescia competente per territorio lo ha presentato a quello di Milano, che nel febbraio di quest’ anno non ha potuto fare altro che rilevare la propria incompetenza territoriale e giudicare inammissibile il ricorso. I due enti si sono quindi rivolti alla Cassazione per chiedere di rinviare il tutto a Brescia, mentre i pendolari hanno presentato un controricorso, e ora si aspetta una data per discutere la causa. «È uno strumento difficile, lungo e costoso – conclude Goffetti -. Su migliaia di pendolari in 50 sono venuti alle assemblee e in 21 hanno fatto causa. La cosa migliore è non smettere mai di informare, di fotografare, di mandare e-mail. Per difendersi serve la mobilitazione attiva di tutti». Trenord, in attesa della sentenza, non si esprime: «Riguarda Trenitalia e l’ abbiamo ereditata, quindi ci riguarda di rimbalzo». Fabio Paravisi RIPRODUZIONE RISERVATA.
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