Treni nel caos, quarta rivolta in un mese
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fonte:
- Corriere della Sera
Motrici guaste, saltano due regionali: i pendolari bloccano per 4 ore la Milano-Venezia. «Ora basta»
MILANO – A dirla in cifre è andata così: altri duecento pendolari inferociti e seduti sui binari, quattro ore e mezza di ferrovia interrotta, che per altre quattro o cinque ore ha visto propagarsi ritardi a fisarmonica e treni deviati o soppressi lungo l?intera Milano-Venezia, tornata alla «normalità» solo a pomeriggio inoltrato. È la quarta rivolta con occupazione di massicciate negli ultimi venti giorni, sempre per rabbia da esasperazione e sempre nei dintorni di Milano: l?11 gennaio a Vittuone sulla linea per Torino, il 20 a Melzo e poi in altre stazioni sulla Milano-Lecco, venerdì scorso a Palazzolo sulla Milano-Meda, ieri a Vignate tra Milano e Treviglio. L?unico numero impossibile da calcolare è quello delle ore di ritardo e viaggi impossibili accumulate negli anni dalle migliaia di pendolari che quei treni li aspettano ogni mattina con santa pazienza: che ieri, di nuovo, è finita. È successo verso le otto e mezza. Quelli di Vignate in partenza per Milano aspettavano un primo treno da Bergamo che non è arrivato («guasto al locomotore», gli hanno detto poi), quindi un secondo da Cremona soppresso anche lui («problemi tecnici»), e a quel punto hanno occupato i binari: «Siamo stufi e non ci muoveremo da qui finché le Ferrovie non prenderanno impegni precisi per darci treni puntuali, con più vagoni per non sentirci più una mandria sottovuoto, e che non siano più forni d?estate e frigoriferi d?inverno». Mentre Questura e responsabili di Trenitalia avviavano una «trattativa» per invitarli a desistere, tutta la linea si paralizzava un chilometro dopo l?altro col passare delle ore: partenze rinviate dai sessanta minuti in su a Milano, convogli deviati su percorsi alternativi con altri ritardi a catena, altre migliaia di pendolari prigionieri di treni fermi e a loro volta furiosi come a Brescia: «Le Ferrovie dovevano avvertirci che la linea era bloccata, saremmo andati in auto».
Poco prima dell?una il sit-in leva le tende col miraggio di una promessa: tutti convocati per le cinque dal Prefetto di Milano Bruno Ferrante, con sindacati, rappresentanti della Regione, di Trenitalia e delle Ferrovie Nord per «vedere cosa fare».
E la riunione, in sostanza, finisce così: con Trenitalia a promettere che «gli investimenti per il miglioramento del servizio sono stati fatti, anche se ci vorrà tempo per vedere i risultati». Il responsabile regionale dell?azienda, Edwald Fishnaller, tiene a sottolineare che «bloccare una linea serve solo a scaldare ulteriormente gli animi e non risolve i problemi». «Ci vuole dialogo», dice. «Le ragioni dei pendolari sono sacrosante – aggiunge il prefetto Ferrante – ma occupare i binari resta un atto illegittimo». Ed ecco il governatore lombardo Roberto Formigoni: «Comprendo le proteste ma non servono a risolvere il problema. Sono le Ferrovie dello Stato a dover rispettare gli impegni che hanno preso». Replica di Riccardo Sarfatti, candidato dell`Ulivo alle prossime Regionali: «Formigoni “comprende“ perché non sa far altro che buon viso alla cattiva sorte di cui è responsabile».
Il centrosinistra ha presentato un`interrogazione parlamentare per sapere «di chi è la colpa». Ma anche la giunta regionale lombarda, tramite il vicepresidente Beccalossi, chiede una commissione d?inchiesta. La Cgil chiede che «i responsabili se ne vadano». La Cisl dice che «non basta progettare nuove opere, occorre migliorare la gestione»: gestione che secondo i consumatori dell?Adusbef è la «Caporetto del governo Berlusconi-Lunardi». E di fronte alla quale il Codacons rilancia lo «sciopero del biglietto».
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