25 Agosto 2009

Treni in ritardo, vi faccio causa

Ci sono i treni perennemente in ritardo e quelli sui quali i pendolari non possono contare, perché di tanto in tanto vengono soppressi. La protesta di chi prende i treni è generalizzata: le tratte più soggette ad accumulare i classici «10 minuti» che poi raddoppiano e triplicano sono la Venezia-Trieste, la Venezia-Portogruaro, ma non solo. Sabato alla stazione di Quarto d’Altino, crocevia di pendolari che arrivano da Meolo e da Musestre, un gruppo di «habitué» ha esposto di fronte alla stazione cartelli di protesta, per ricordare ancora una volta, il diritto ad arrivare puntuali e non dover spendere denaro in più per andare in auto fino a Venezia.  Con loro Luciano Ferro, responsabile Codacons di Quarto, pendolare prima di tutto, che a settembre farà causa a Trenitalia per danni esistenziali, cercando di ottenere almeno 10 mila euro di risarcimento per i suoi 7 anni di stress quotidiano accumulato. «Da due anni manca la corsa in partenza alle 10.45 – si legge in un cartello – a richiederla sono le guardie carcerarie che lavorano a Venezia». C’è chi è turnista e addirittura chi deve aprire il bar dell’ospedale Civile di Venezia e ha bisogno di prendere il treno delle 4.58 del mattino, che alla domenica è spesso sospeso, senza preavviso. «Se non apro il bar, gli infermieri rimangono a stomaco vuoto». Antonio Mazzariol è di Meolo, ma spesso e volentieri deve prendere l’auto, perché il suo treno se la prende comoda. Anche Morena Zane è oramai rassegnata. «Giovedì – raccontano – il treno delle 14 e 11 minuti da Venezia per Quarto aveva 20 minuti di ritardo, quello delle 14.36 è stato sospeso». Marisa Zamuner è una pendolare di primo pelo, deve prendere il treno delle 8.50, che non arriva mai. Di storie da raccontare ne hanno tante: «Qualche giorno fa dopo aver fatto la notte, ho preso il treno che partiva da Venezia alle 7.32, ma le porte non si chiudevano, alla fine siamo partirti alle nove». E ci sono gli scompartimenti senz’aria, le pensiline inesistenti, le obliteratrici rotte. Come quella della stazione di Carpenedo, praticamente mai funzionante. Ferro a giorni presenterà la sua causa davanti al giudice di pace di San Donà, appoggiato dall’avvocato dello sportello altinate Marco Locas. «Danno esistenziale – spiega – significa ritardi, treni soppressi, sovraffollamenti, disinformazione, arrabbiature, tempo perso, scarsa pulizia dei vagoni e specialmente gastrite e incazzature». Il tutto secondo lui vale 10 mila euro. Un cartellone racconta «menu dei pendolari». «Primo piatto, ritardi con caldo stagionale. Secondo piatto, soppressioni con sovraffollamenti. Contorni, disinformazione e guasti alla Trenitalia. Dessert: restare in piedi o a piedi, usare l’auto e sganciare soldi. Digestivo, corse per andare al lavoro a Venezia». Un appello: «Vogliamo che l’assessore Renato Chisso venga a Quarto, a prendere i diretti e i regionali da qui, per rendersi conto».

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