15 Settembre 2003

TRENI E AUTOSTRADE


Sarà la carica dei carrelli incrociati. Ma non solo. La protesta orchestrata dal pool dei consumatori, alla quale hanno aderito per la prima volta anche i sindacati e una fetta degli agricoltori, non dirà solo basta al rincaro selvaggio. Quello che ormai da mesi compare su frutta, verdura, vestiti e altro ancora. Servirà anche a dire no ai ritocchi annunciati per autostrade e ferrovie. Due ipotesi contro le quali l?Intesa ha già affilato le armi. Tanto che, alla vigilia della protesta di domani, ribadisce: «Impugneremo al Tar qualunque aumento. Infatti, così come deciso da una delibera del Cipe, ogni rincaro delle tariffe deve essere fatto solo se c?è un miglioramento della qualità dei servizi. Ma è evidente che questo non è il caso nè delle autostrade nè tantomeno delle ferrovie».
Insomma, è battaglia contro l?annuncio che solo a fine agosto aveva dato il ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi. Obiettivo: rimettere in moto gli investimenti nel settore. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori spiegano in un documento congiunto che domani «è il momento giusto per protestare anche contro questi nuovi aumenti annunciati. Proponiamo perciò ai cittadini – spiega l?Intesa – di non pagare e di evitare dove possibile di prendere tangenziali o autostrade e disertare i treni per un giorno».
Per la Federconsumatori «basta pensare al bilancio appena concluso delle ferie estive con disagi, rallentamenti e cantieri aperti su molti tratti autostradali. O agli Eurostar che si trasformano improvvisamente (ma non nel costo del biglietto) in Intercity, ritardi, caos e scarsa pulizia. Ecco – prosegue – con tutto questo come si può pensare di chiedere tariffe più alte»?
Comunque sia l?Italia con 207 stazioni, 6.640 chilometri da Nord a Sud e un bilancio – quello della società Autostrade – che nel 2002 ha chiuso con un 529 milioni di utile, si piazza terza nella classifica del caro-tariffe. Su una tratta-tipo come la Napoli-Roma – 249 chilometri di distanza – il pedaggio è di 9 euro e 60. Come dire 0,039 euro al chilometro che sale a 0,048 per la Napoli-Bari e a 0,049 per la Roma-Milano. Un conto abbastanza salato. Soprattutto in rapporto a quel che viene offerto agli automobilisti: code ai caselli, cantieri-gimkana, scambi di carreggiate e cartelli col contagocce.
Dal fronte delle ferrovie il presidente Giancarlo Cimoli ha lamentato qualche mese fa che «il mancato adeguamento delle tariffe ferroviarie, rimaste invariate dal 2000 ha inciso sul bilancio per 60 milioni l?anno». «Già – replica l?Intesa – ma anche qui siamo davanti ad una azienda in salute che snobba il teorema del price cap. La formula di definizione degli aumenti che tiene conto degli obiettivi di produttività assegnati alle concessionarie e delle variazioni della qualità del servizio che in entrambi i casi fanno il pieno di brutti voti». Uno degli ultimi episodi lo conferma: il Veneto ha applicato a Trenitalia sanzioni per 66 mila euro dopo il monitoraggio della qualità del servizio di trasporto. Tra le sanzioni, 32 infrazioni per interventi di pulizia dei treni non effettuati; otto per mancata esposizione dell?orario nelle stazioni; 31 per mancata esposizione degli indicatori del binario di partenza.
E il nodo delle tariffe autostradali e ferroviarie potrebbe arrivare al pettine già nella riunione del pre-Cipe fissata per il prossimo 23 settembre. Nel frattempo l?Intesa chiede sconti per chi paga con Telepass o Viacard e uno sforzo maggiore da parte della società per migliorare il servizio offerto agli automobilisti. «Proposte di fronte alle quali – ha spiegato il numero uno della Ferderconsumatori, Rosario Trefiletti – Autostrade si è mostrata disponibile». Ora l?ultima parola spetta proprio al comitato interministeriale per la programmazione economica perché la questione, oltre al ministero delle Infrastrutture, riguarda anche quello dell?Economia.


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