21 Maggio 2005

Treni, biglietti più cari ma non per i pendolari

Lunardi: aumenti solo per top class e lungo percorso

Treni, biglietti più cari ma non per i pendolari

ROMA Signori, si cambia. Il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, indossa i panni dell?uomo delle Ferrovie e propone un nuovo sistema tariffario: biglietti calcolati in base alle ?fasce d?utenza? e non più aumenti secchi, quasi mai peraltro allineati all?inflazione.
Quella auspicata dal titolare del dicastero di Porta Pia è una opzione già portato al tavolo di confronto con il collega e ministro dell?Economia, Domenico Siniscalco. Perchè le tariffe ferroviarie vengono fissate di concerto tra Economia ed Infrastrutture; poi il passaggio al Cipe per il varo definitivo. Una operazione che, per la verità, manca da quattro anni perchè da quattro anni i prezzi dei biglietti dei treni sono rimasti invariati. «Mentre – sibilano a villa Patrizi, quartier generale delle Fs – le tariffe delle autostrade, nello stesso periodo, sono lievitate almeno di sette, otto volte». Questo per dire che un adeguamento è legittimo e necessario. L?ultimo appello, questa volta forte e chiaro, è venuto nello scorso mese di marzo dal presidente e numero uno delle Fs, Elio Catania: «Abbiamo i biglietti più bassi d?Europa. Da noi, per prendere un treno, si paga meno della metà che in Francia o in Germania». Dunque…
E qui l?entrata di Lunardi che immagina, consiglia, propone un diverso meccanismo degli aumenti, basato appunto sulle fasce d?utenza. Cosa significa? Che i ritocchi riguarderanno soprattutto, anzi esclusivamente, i servizi a lunga percorrenza, internazionali e di prima classe. Rimarrà invece stabile il prezzo dei biglietti per i pendolari che poi rappresentano l?86% del fatturato di Trenitalia. Il che vuol dire – precisano sempre dal ministero di Porta Pia – che i ritocchi saranno limitati a quell?area del 14% di ticket che riguardano la fascia alta. Di più. Spiegano, sempre fonti vicine a Lunardi, che in alcuni casi le tariffe potrebbero essere tagliate, anche se, ovviamente, non di molto. Insomma, una rimodulazione per fasce che alla fine dovrà comunque garantire maggiori introiti per le nostre Ferrovie, le quali, probabilmente, non è un caso, hanno chiuso il loro ultimo bilancio in rosso, dopo alcuni anni di risultati virtuosi.
L?ultimo intervento sul prezzo dei biglietti, autorizzato dal governo, è avvenuto nel 2001, cioè quattro anni fa. L?impegno era quello di procedere a progressivi, per quanto leggeri aumenti, a partire dal 2002, ma Giulio Tremonti, allora ministro dell?Economia, decise per un congelamento perchè l?introduzione dell?euro aveva procurato già diversi scossoni sul sistema tariffario. Con toni soft, ma periodicamente, prima Giancarlo Cimoli e poi Elio Catania, top manager dell?holding ferrovia hanno continuato a sollecitare una revisione dei prezzi. Inutilmente. L?apertura del tavolo ha riportato il sorriso nel management di villa Patrizi. Probabilmente il semaforo verde ad un adeguamento del costo dei biglietti arriverà, accompagnato anche dalla revisione dei criteri di scelta. «Tuteleremo la categorie più deboli dei pendolari – promette Lunardi – e comunque eventuali ritocchi saranno apportati laddove vi saranno miglioramenti della qualità del servizio, apprezzati dagli stessi passeggeri. Io del resto sono favorevole già da tre o quattro anni al criterio delle fasce d?utenza. Ne stiamo parlando con Siniscalco…lui, rispetto a Tremonti, è più morbido». Ma subito arriva l?altolà del Codacons: nessun ritocco alle tariffe se il servizio non migliora.

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