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13 Novembre 2010

Treni: Aumentano le tariffe dei regionali

Sono gli impianti di manutenzione che – assieme a venti aree tecniche – sono già state cedute da Rfi a Trenitalia. Sono i milioni di euro a cui ammonta il «passaggio» di asset da Rfi a Trenitalia. Le imprese ferroviarie private che operano nel settore del trasporto merci e che sono associate a Fercargo. è il numero dei lavoratori direttamente occupati nelle imprese associate a Fercargo. Le associazioni dei consumatori puntano il dito contro i rincari. «Iniqui e sbagliati, li combatteremo» dicono Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori. pieno ritmo. Un cartello a penna informa che «i ritardi saranno annunciati solo via altoparlante e il bigliettaio non ne è a conoscenza». Primo annuncio: treno in arrivo, 10 minuti di ritardo, Trenitalia si scusa. Quello in partenza cambia binario: dal 3 all’ 1. Il 3 è occupato (lo rimarrà per tutto il giorno) da un treno in sosta. Due ragazze attraversano la ferrovia nell’ indifferenza. Ci sono solo due panchine, ci si siede sui vasi delle piante. Nuovo ritardo, altri 10 minuti, Trenitalia si scusa. Nuovo cambio di binario, dall’ 1 all’ 1est, la gente sciama. Il treno 10521 è definito dagli utilizzatori «carro bestiame». 7 bagni per 20 vagoni. Ma tanto, nota Giorgio, «in 11 anni non li ho mai usati». Minuscoli, lerci, pieni di scritte, manca la carta igienica. Una signora in cerca di sedile occhieggia con attenzione, e infine preferisce lo sdrucito alle macchie di incerta origine. Chi dorme, chi telefona, chi ne, Trezzano sul Naviglio. Gli orologi di molte stazioni non funzionano, con un effetto straniante. I vagoni sono stati aggiunti in momenti successivi, le porte sono di tipo diverso: automatiche (alcune non funzionano, una ha un grumo di fili al posto dell’ interruttore) o manuali (pesanti, attenzione all’ effetto tagliola). Certi finestrini sono oscurati da vernice verderossa: forse un drago, nella mente dei writers. Sul treno c’ è parecchia gente, ma si trova posto. C’ è però chi sta in piedi, appoggiato alle porte o sui gradini, senza che il controllore obietti. Molti scendono ad Abbiategrasso. Nel primo pomeriggio studenti e pensionati. Dalle 17 scatta il rientro dei pendolari, gli stessi che affollano le prime ore del mattino, quando ci si pigia come sardine e i ritardi sono famigerati. Riccardo Di Capua è un utente decennale: da casa a Vigevano all’ ufficio in 75 minuti (sulla carta). Conviene rispetto all’ auto, perché se piove e chiudono l’ unico ponte sul Ticino, è ingorgo. Conviene al portafoglio, 67 euro – prima degli aumenti – l’ abbonamento mensile integrato con la metro. Ciò premesso, elenca i difetti. Stagionali. D’ inverno: «Con la neve gradini e pavimento si ghiacciano, la gente scivola. Ho visto anziani cadere a terra. Un viaggio sotto zero, poi, con il riscaldamento rotto è insostenibile». D’ estate: «In un vagone che è stato tutto il giorno sotto il sole la temperatura sfiora i 40 gradi. E in questi treni si aprono solo i deflettori. E’ allucinante. Io torno la sera per evitare questo incubo. Ma un mio amico si è sentito male, siamo dovuti scendere». L’ estate scorsa, sistema di condizionamento guasto: a ogni frenata dal tetto scrosciava acqua sui sedili. E sugli sfortunati occupanti .❖ www.facebook.com.
 

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