6 Ottobre 2004

Tremila risparmiatori contro il crack dei Tanzi

Tremila risparmiatori contro il crack dei Tanzi



Via al processo Parmalat. Fra tre settimane la decisione sulle parti civili





MILANO.
Il calcolo esatto non sono riusciti a farlo nemmeno i magistrati. Ma alla fine sono stati oltre tremila i risparmiatori che ieri, all?avvio dell?udienza preliminare per il crack Parmalat, hanno chiesto di costituirsi parte civile contro i 29 imputati e le tre società accusate di aggiotaggio, false comunicazioni ai revisiori e ostacolo all?attività di controllo. Una stima per difetto, visto che davanti al giudice Cesare Tacconi sono sfilati oltre un centinaio di avvocati alcuni dei quali rappresentavano piccoli ed agguerriti eserciti di persone che hanno perso i loro soldi nei bond messi in circolazione da Parmalat. Una folla di truffati che tutti, a parole, dai legali di Tanzi a quelli del commissario straordinario Bondi, si dicono ben disposti ad accogliere ma che nei fatti, dovrà passare il vaglio dell?interpretazione delle norme giuridiche prima di poter accedere a una speranza di risarcimento.
La questione dell?udienza cominciata ieri è infatti proprio in questa inedita forma di «class action», molto in voga negli Stati Uniti per le cause contro le multinazionali del tabacco, che alcuni avvocati hanno tentato di introdurre per la prima volta nel processo Parmalat attraverso il sistema delle deleghe, radunando dietro il proprio studio dei veri e propri comitati di risparmiatori. La legge italiana non consente costituzioni di parti civili «collettive» e proprio per questo ieri voci della Procura facevano presente la necessità di una riforma seria in questo senso: «Non tutti tra l?altro – faceva notare il pm Greco – possono permettersi un avvocato. La procedura andrebbe snellita». Ma la questione ha dato il via anche a una polemica a distanza tra l?avvocato Marco De Luca, rappresentante di parte civile per il commissario straordinario di Parmalat, Bondi, e l?avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione giustizia della Camera per Forza Italia nonchè legale di una cinquantina di risparmiatori. «Per potersi ergere a paladino dei risparmiatori – ha attaccato De Luca – occorrerebbe assumere posizioni conseguenti anche in sede legislativa. Chi ha derubricato dei delitti che vanno contro i risparmiatori con delle semplici sanzioni, dovrebbe ripensarci». Pronta la risposta di Pecorella: «Si tratta di fatti accaduti la scorsa legislatura, quando non c?era la nuova legge sul falso in bilancio. Si tratta inoltre di società quotate in Borsa e le sanzioni perciò sono le stesse di prima». Per decidere chi ha ragione, bisognerà vedere alla fine quale conto verrà presentato dalla giustizia.
Iniziata in un clima di tutti contro tutti (Tonna contro Tanzi, Tanzi contro le banche, le banche contro i revisori, i risparmiatori contro tutti) all?udienza, com?era prevedibile, ieri non si è presentato nessun imputato. E nessuna richiesta di patteggiamento è stata avanzata anche se tra i 29 chiamati a giudizio non saranno pochi quelli che nel corso del procedimento si smarcheranno dal processo principale seguendo il rito alternativo che tra l?altro comporta sconto di pene di un terzo. Ipotesi che almeno epr il principale imputato, Calisto Tanzi, viene per il momento esclusa: «Il Cavaliere – ha dichiarato ieri il suo avvocato, Giampiero Biancolella – potrebbe anche decidere di venire in aula. Solo però se i medici, viste le sue condizioni di salute, daranno il via libera».
Mentre l?unica «mossa» degna di attenzione è toccata all?avvocato Stivala che ha chiesto e ottenuto per i suoi clienti, gli ex soci della società di revisione Grant Thornton, Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca (arrestati nel dicembre dello scorso anno) un «giudizio immediato». Il processo, fissato presso la prima sezione penale per il 27 gennaio, sarà così il primo e per il momento l?unico, nel caso Parmalat, ad essere pubblico costringendo, tra l?altro, le innumerevoli parti civili a ripresentare la domanda di costituzione.
Intanto ieri i pm Greco, Nocerino e Fusco, si mostravano ottimisti. In fondo non solo in dieci mesi dall?inizio dell?inchiesta si è arrivati all?anticamera del rinvio a giudizio, ma il calendario di udienze fissato dal gup Tacconi è piuttosto fitto fino a dicembre e ieri qualcuno ipotizzava un rinvio a giudizio per l?inizio del prossimo anno, cioè tra poco più di tre mesi. Tempi strettissimi per un dibattimento di grandi numeri, prima occasione offerta a migliaia di azionisti e obbligazionisti per chiedere i danni di una truffa rivelatasi con un buco di 14 miliardi e mezzo di euro. Il prossimo appuntamento è tra 3 settimane, quando il giudice Tacconi scioglierà la riserva sulle parti civili: oltre ai singoli risparmiatori deve decidere sulle richieste di associazioni come Adusbef, Federconsumatori, Confconsumatori, Codacons, eccetera. Nonchè, ultime arrivate ma non meno importanti, quella della Consob, ufficializzata ieri e quella di Bank of America, casa madre statunitense, per ora solo annunciata e che per altro si prepara a chiedere la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per la parte che la riguarda a causa della mancata notifica di alcuni atti. E siamo solo all?inizio.

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