T-Red, chiesto il processo per il capo dei vigili
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fonte:
- Il Resto del Carlino
– VIGNOLA – C’ E’ ANCHE il comandante della polizia municipale delle Terre d’ Argine, Fabio Venturelli, tra le trentatre persone per le quali il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, ha chiesto il rinvio a giudizio. L’ inchiesta giunta alla sua conclusione e condotta dalla Finanza è quella relativa alle gare d’ appalto che si pensa ‘ pilotate’ per installare i semafori intelligenti ‘ T-Red’ agli incroci e multare gli indisciplinati che attraversano con il rosso. Un sistema che – stando agli inquirenti – si sarebbe poggiato su «accordi di cartello» per «l’ acquisizione di contratti» con le amministrazioni locali, attraverso la «collusione con i pubblici ufficiali». La Procura milanese contesta insomma le modalità con cui gli apparecchi, tanto temuti da alcuni utenti della strada da essere ribattezzati ‘ vampiri rossi’ , sono stati distribuiti un po’ in tutta Italia. Il magistrato ipotizza a vario titolo i reati di associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti. Gli indagati per cui è stato chiesto il processo sono anche sindaci e funzionari pubblici. Quindici invece i comandanti delle polizie locali. I discussi T-Red posti di vedetta agli incroci erano cinque nelle Terre d’ Argine: due a Vignola, poi a Castelnuovo Rangone, Castelvetro e Spilamberto. In tutti questi incroci, sino al sequestro di due anni fa, erano in grado di immortalare i trasgressori del rosso in entrambi i sensi di marcia. VENTURELLI stesso ha fatto sapere che negli ultimi tempi si stava valutando se riattivarli, e ora si dice comunque «tranquillo, in attesa di poter esaminare la richiesta di rinvio a giudizio». La posizione del comandante della Municipale era stata invece archiviata nel corso di un’ altra indagine sui T-Red, compiuta dai carabinieri di Verona. In quest’ inchiesta era stata contestata la regolarità tecnica della strumentazione. Ma poi sia il Ministero dei Trasporti, sia di recente la Cassazione che si è pronunciata sugli apparecchi installati nel comune di Fiesole, a sud di Firenze, hanno di fatto legittimato i T-Red quanto alla loro realizzazione. «Una sentenza che riteniamo debba essere confinata al solo caso di Fiesole – dice Fabio Galli, presidente provinciale del Codacons – perché quelle della Cassazione non sono estensibili a tutti. Quindi, per il centinaio di utenti modenesi che si sono rivolti a noi per ricorrere contro le multe del T-Red, lo scenario non cambia. Speriamo che la sentenza della Cassazione spinga il Ministero, una volta per tutte, a chiarire quali siano i parametri necessari per l’ omologazione dei T-Red. Il loro caso è unico, per quanto ci riguarda – conclude Galli – perché non sono mai stati resi noti, e quindi risulta inevitabilmente interpretabile in maniera diversa la procedura per stabilire che siano regolari».
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