30 Novembre 2019

Trecento firme a difesa del quartiere Gli abitanti di Samà ora reagiscono

Ci aspettano davanti a un muro. Fa freddo, pioviggina, ma a loro non importa. «Qui non si vive più – dice Pasquale Morello – stanno esagerando. Non ci sentiamo più cittadini con diritti ma sopravvissuti sottomessi all’ indifferenza». Percorriamo la strada di Samà ed entriamo in un cancello adiacente la scuola elementare del quartiere. Seguiamo il gruppo tra le erbacce di una strada che costeggia i palazzi. «Sono 18 anni che chiediamo al Comune di ripulire – ci dice Francesco Vallone mentre camminiamo cercando di non calpestare schifezze di ogni genere -. Chi abita al primo e al secondo piano di questi palazzi vive con le finestre e i balconi coperti da canne rigogliose e chiuse per paura di ritrovarsi con qualche animale. Abbiamo raccolto 300 firme e con il supporto del Codacons consegnato tutto al Comune. Nel mese di giugno scorso, sono venute cinque persone attrezzate solo di decespugliatori che per due ore al giorno, fino a settembre hanno tentato ripulire. Ma come vede tutto è stato inutile». Davanti a noi alte sterpaglie, cespugli, arbusti e piante infestanti. Il gruppo si ferma. Uno scenario da fantascienza. Scheletri di cemento armato, mattonelle divelte, sporcizie di ogni genere organica e inorganica. In ciò che resta dei bagni, scorgiamo tracce di vita di chi utilizza questi spazi per ripararsi dal freddo e dalla vista di chi non deve vedere i più disperati momenti di solitudine umana. In quella che doveva essere una grande sala ci sono bottiglie di birra, vino e alcolici, scatolette di tonno e poi vecchie coperte, cartoni e cumuli di braci che riprendono vita nelle ore più gelide e buie. Questi sono i resti di quello che doveva essere il parco urbano del Gasometro che prevedeva anche la bonifica di tutta la valle che si trova in una delle aree periferiche e ad oggi tra le più abbandonate della città. Un finanziamento datato 2004 pari a 1 milione e 300mila euro che, secondo l’ assessore Longo, sembra essere ancora nelle disponibilità delle casse comunali e in attesa della rimodulazione progettuale da parte della Regione. Ma dopo 15 anni i cittadini, stanchi, hanno perso ogni speranza e la calma. «La cosa più grave – afferma Annamaria Perrone – è che questo schifo si trova a due passi da una scuola elementare in cui non sono stati mai tenuti in considerazione i diritti dei bambini e dei disabili. Basta guardare i marciapiedi dove gli esperti, invece di togliere le barriere architettoniche, le hanno aggiunte. Una sedia a rotelle con un disabile o un passeggino con un neonato devono districandosi tra le macchine, perché sul marciapiede non c’ entrano. E poi faccio un appello agli ambulanti. Finitela di buttare immondizia. Venga con me». Ci spostiamo di qualche metro e ci sporgiamo da un parapetto che si allunga da via Emilia Zinzi. Restiamo basiti nel vedere pesci putrefatti, frutta e verdura fradicia e sentire l’ odore nauseabondo che deriva. E ci chiediamo quale sia il grado di civiltà di questa città. e.s. Tante richiesteancora inascoltate Ma che senso ha lasciare per anni i new jersey di cemento armato sotto il costone collinare del rione Samà? E come mai tutte le richieste che giungono da questo quartiere restano inascoltate dal Comune? Se lo chiedono i residenti che, dopo l’ intervento dei rocciatori che hanno effettuato i lavori di ripristino e messa in sicurezza del costone collinare, si sono visti i grandi blocchi di cemento abbandonati e ben ornati da filo di ferro e da un’ orrenda rete di plastica arancione che sta sulla carreggiata occupandone gran parte. «Non capiamo perché non vengono a rimuovere questi obbrobri, dato che i lavori sono terminati da tempo- dice Peppino Cristofaro -. Non sappiamo dover parcheggiare e questi ostacoli, limitando la corsia».

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