17 Febbraio 2011

Tre sindaci carnici: l’ acqua deve restare a noi. Attacco alla Regione, “grande assente”

Tre sindaci carnici: l’ acqua deve restare a noi. Attacco alla Regione, "grande assente"
 

UDINE. La gestione del ciclo idrico da parte dei Comuni è stata rivendicata ancora una volta ieri a Udine, nel palazzo della Regione, dai sindaci dei comuni carnici che non hanno inteso dare seguito all’ aut aut dell’ Ato e consegnare la gestione dell’ acqua dei loro comuni a Carniacque. Dalla parte dei sindaci di Forni Avoltri, Manuele Ferrari, Cercivento, Dario De Alti, e Ligosullo, Giorgio Morocutti, anche i comitati e la Provincia. Tra quanti hanno sposato la battaglia per le gestione libera delle acque Franceschino Barazzutti, il Codacons e il Cevi e, come detto, la Provincia di Udine con il presidente Fontanini ("L’ acqua è una risorsa della montagna – ha detto Fontanini – ed è giusto che sia gestita nel territorio"). Presenti in aula anche alcuni parlamentari regionali che, in maniera traversale, hanno appoggiato le istanze dei tre sindaci che vogliono continuare a gestire le acque direttamente. I tre sindaci avevano ricevuto un ultimatum dal presidente dell’ Ato Andrea Zuliani, nel quale li si invitava a consegnare la gestione delle acque, pena il commissariamento dell’ ente comunale, a Carniacque entro il 15 febbraio. "Non abbiamo inteso aderire a questa richiesta – attacca De Alti – e siamo più intenzionati che mai a proseguire nella nostra lotta, visto che come amministratori dobbiamo portare avanti le istanze della nostra popolazione che non intende consegnare la gestione delle acque ad altri". Una battaglia che parte da lontano, che ha visto spedire al presidente Tondo oltre 3000 lettere in cui si chiede che l’ acqua sia vista come un bene indisponibile pubblico e sia lasciata alla gestione pubblica e non privata, e che ha visto un primo successo da parte dei tre sindaci con il buon esito del loro ricorso avverso all’ Ato decretato dal Tribunale superiore delle acque di Roma. Spetta ora alla Regione legiferare entro fine marzo. "Notiamo una assenza colpevole della Regione – ha attaccato De Alti – che non si capisce se non voglia o se non sappia legiferare in materia". "Qualora non lo sapesse, basta che copi le direttive stabilite dalla Provincia di Trento". I sindaci hanno richiamato "la necessità della revisione della Legge regionale relativa al servizio idrico, tenendo presente la specificità dei Comuni montani, riconosciuta da un decreto legislativo. Essendo la nostra una Regione autonoma a statuto speciale, si tratta di riconoscere a tutti i Comuni montani singoli e alle loro associazioni, indipendentemente dal numero degli abitanti, la facoltà di gestire direttamente il servizio idrico senza il preventivo assenso dell’ Ato, come da tempo previsto dalla legislazione della Provincia autonoma di Trento, eliminando un costoso Ato e Carniacque Spa". ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox