TRE NODI: IMPOSTE, CARO-PETROLIO E RETE DISTRIBUTIVA
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fonte:
- Il Mattino
Benzina mai così cara in Italia. Ma non è solo colpa del caro-petrolio. Anche se in questi giorni in cui le quotazioni dell?oro nero saltano di record in record, sembra un?impresa impossibile comporre il complicatissimo puzzle del prezzo nel Bel Paese. Così studia un intervento il governo, che è sia proprietario (con l?Agip, a cui fa capo circa il 40% dei distributori italiani) che istituzione tributaria, promettendo che compenserà i rincari con la defiscalizzazione. «L?obiettivo è di evitare che i rialzi finiscano tutti sulle spalle dei consumatori», spiega il sottosegretario alle Attività produttive, Giovanni Dell?Elce. Eppure, l?impresa si è complicata proprio dopo che dall?inizio di quest?anno lo stesso esecutivo ha aumentato l?imposta statale sui carburanti di 0,020 euro per finanziare i contratti sul trasporto pubblico locale. A questo aumento in Campania si è aggiunta poi la sovrattassa regionale di 0,030 euro. Proprio la Campania è un caso emblematico. Se, infatti a livello nazionale il prezzo consigliato dalle compagnie ai gestori è salito fino a toccare la vetta di 1,154 euro, qui si è andati oltre. Per un litro di verde facendo una media tra i prezzi delle nove marche sul mercato si arriva a 1,179 euro. L?aumento dall?inizio dell?anno è stato quindi del 12,7%. Tradotto in vecchie lire, il prezzo è schizzato a 2.283 lire. Questo in Campania, nel resto d?Italia l?aumento si ferma al 9,8%.
La situazione è esplosa in queste prime due settimane di maggio. Se consideriamo, ad esempio, l?Agip il bilancio degli ultimi due mesi e mezzo registra 16 aumenti e 2 ribassi. Ma ben 6 di questi rialzi sono concentrati nel mese di maggio. Altrettanti sei si sono verificati ad aprile. L?accelerazione di aprile non è stata considerata nel suo complesso nemmeno dai dati dell?Istat sull?inflazione che si fermano a metà mese. Ecco perché l?altro ieri l?Istituto nazionale di statistica ha evidenziato un aumento solo del 5% in quattro mesi fra dicembre 2003 e aprile 2004.
Tutta colpa del caro-petrolio? I consumatori non ci credono. L?Intesa ((Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) punta il dito contro il governo e chiede, oltre a tagli fiscali, meccanismi trasparenti nella formazione dei prezzi. Certo, quest?ultima è un perno fondamentale. Un po? di chiarezza. Quando facciamo il pieno paghiamo anzitutto l?imposta statale sui carburanti. Che incide per il 46-50% sul prezzo finale. Poi c?è il prezzo industriale, somma del costo della materia prima, del ricavo industriale e del margine di gestione. Terzo, su queste due componenti, accisa e prezzo industriale, si applica l?Iva del 20%. Ma se il petrolio viene pagato in dollari, perché l?apprezzamento dell?euro nei mesi scorsi non ha fatto scendere il prezzo della benzina? Il costo del greggio, che incide sul prezzo del prodotto base, si basa sull?indice Platt?s del prodotto finito che è influenzato soprattutto dalla domanda e dall?offerta di petrolio. Il cambio ha effetti minimi. E in questi giorni il Platt?s ha raggiunto livelli record. È inoltre determinante il nodo di una rete distributiva elefantiaca e arretrata. I punti vendita in Italia sono 23.400 contro i 15.722 della Francia, gli 11.435 del Regno Unito e gli 8.522 della Spagna. Il benzinaio a portata di mano costa più del beneficio. Nel 2003, secondo uno studio della Cgil, abbiamo così pagato 4 centesimi in più rispetto alla media europea. E il maggior onere è stato di 826 milioni di euro.
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