28 Febbraio 2007

Tre milioni di lombardi malati di scommesse

Dalla casalinga che acquista 20 gratta e vinci al giorno, al padre di famiglia che si indebita al casinò, dai ragazzi che non riescono a staccarsi dai videopoker al signore benestante che passa la giornata a scommettere su tutti gli sport indistintamente: Milano è al terzo posto, dopo Napoli e Roma, per soldi spesi in scommesse e gioco d`azzardo. E parliamo di numeri non solo elevati, ma anche in aumento: quasi 3 milioni di persone in Lombardia sono dipendenti (a diversi livelli) dal gioco, con un aumento rispetto allo scorso anno del 16 per cento per quanto riguarda le scommesse, del 150 per cento per il gratta e vinci e del 30 per cento per le slot machine. Tutti passatempi innocui, finché non diventano compulsivi. “C`è chi ci perde la pensione in questo modo e chi, addirittura, arriva a chiedere prestiti agli usurai“, spiega Alberto Palazzo, presidente dell`associazione Codici (tel: 02/4500819), che ha deciso di aprire uno sportello di ascolto per i cittadini con questi problemi. L`associazione, inoltre, ha pubblicato, in collaborazione con Regione Lombardia, Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori, un libretto che informa sui sintomi, i rischi e le cure di questa patologia (c`è anche un test per vedere se si ha il “gene“ del giocatore). “L`opuscolo verrà distribuito nelle scuole“, aggiunge Palazzo, “perché il problema dell`azzardo si manifesta sempre più frequentemente tra i giovani“. “E verrà consegnato in tutte le occasioni istituzionali e non a cui parteciperemo“, gli fa eco Marco Donzelli, presidente di Codacons. “perché si parla troppo poco di questa malattia“. Che il numero dei giocatori sia in rialzo, è chiaro anche dal fatto che si trovano sempre nuovi modi per tentare la sorte: “Il casinò di Lugano ha messo 300 slot machine in più – dice Palazzo – e su internet fioriscono i siti in cui si può giocare con la carta di credito. Sono pieni di gente che sceglie questa soluzione perché è comoda e perché garantisce l`anonimato. In più sono stati introdotti, anche nei bar qualsiasi, i videopoker che fanno vincere soldi e non solo “buoni““. Un identikit del giocatore tipo non c`è, chiunque è a rischio: ricchi e poveri, maschi e femmine, giovani e vecchi, avvocati e metalmeccanici. “Innanzitutto, bisogna mettere in chiaro l`ossessione del gioco d`azzardo è una malattia a tutti gli effetti, non un vizio“, spiega Chiara Noseda, psicologa di Codici. “E` una sorta di delirio di onnipotenza che si ha quando si vuole sfidare il fato“. E` proprio Chiara a raccontare qualche caso con cui ha già avuto a che fare. Ha tenuto in cura una casalinga che mentre andava a prendere le sigarette per il marito, si fermava dal tabaccaio a comprare gratta e vinci in modo compulsivo, spendendo anche 20 euro al giorno, tutti i giorni della settimana. E ha curato un sessantenne che passava la giornata alle corse dei cavalli, non finendo in bancarotta solo perché di soldi da parte ne aveva parecchi. “Ma i casi più classici sono quelli dei disoccupati che spendono tempo e soldi nei bar coi videopoker“, aggiunge Noseda. “O dei padri di famiglia che mandano in rovina se stessi e i propri cari perché non riescono a staccarsi dal tavolo verde. Si fa presto anche ad arrivare all`usura: si comincia col chiedere un prestito a un amico e si finisce in mano ai criminali“. A Milano, oltre alle iniziative recenti come il libriccino e lo sportello di Codici, chi è affetto da questa malattia può rivolgersi ai “Giocatori Anonimi“, un`associazione senza fini di lucro tale e quale a quelle più “famose“ che curano la dipendenza da droghe e alcol. “La cattiva notizia è che non si può guarire“, spiega Lucio (il cognome, da prassi, resta un segreto), ex giocatore che ora aiuta gli altri. “La buona è che si riesce a imbrigliare la compulsione in modo soddisfacente. Ma nessuno ne esce completamente, tant`è che è severamente vietato a tutti noi pur dopo anni di “astinenza“ anche solo lanciare una monetina per vedere chi paga il caffè“. A Milano i centri sono due, uno alla chiesa San Carlo di Niguarda (tel: 333/8279929) e l`altro in via Palestrina 5 (tel: 333/7465303). “Guariamo la malattia in 12 passi – continua Lucio – Sintetizzati: capire che si è malati, fare l`inventario delle cose brutte che si sono fatte per colpa del gioco e fare ammenda, vivere con onestà, tolleranza e buona volontà e, infine, portare il messaggio ad altri giocatori incalliti“. Al momento, nei centri della città ci sono una quarantina di persone in cura, non molte rispetto ai 3 milioni di dipendenti. “Il punto è che è difficile che la gente riesca a chiedere aiuto“, spiegano da Codici. “Si pensa che sia un vizio invece che una malattia e la famiglia tende a nascondere il giocatore“, aggiunge Lucio. “E per le donne è ancora peggio, è raro che vengano da noi. I partecipanti vanno dai 21 anni ai 70. C`è chi, come me, ce l`aveva già nel sangue fin da bambino la voglia di scommettere e chi, al contrario, ha scoperto il videopoker quando è andato in pensione, passando più tempo al bar“. FEBBRE DA PUNTATA SEMPRE PIÙ GIOCATORI Tre milioni di persone in Lombardia sono dipendenti (a diversi livelli) dal gioco d`azzardo, con un aumento rispetto allo scorso anno del 16 per cento per quanto riguarda le scommesse, del 150 per cento per il gratta e vinci e del 30 per cento per le slot machine. Secondo gli esperti, non esiste un identikit del giocatore tipo: chiunque è a rischio. LA CURA L`associazione Codici (tel: 02/4500819), ha aperto uno sportello di ascolto per i cittadini dipendenti dal gioco e pubblicato un libretto che informa sui sintomi, i rischi e le cure di questa patologia. Oltre a queste iniziative, chi è affetto da questa malattia può rivolgersi ai due centri dei “Giocatori Anonimi“: uno alla chiesa San Carlo di Niguarda (tel: 333/8279929) e l`altro in via Palestrina 5 (tel: 333/7465303)

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