2 Dicembre 2009

Tre cittadini al giorno vittime delle buche

CITTÀ GROVIERASECONDO I TECNICI SI FANNO PIÙ RICORSI ANCHE PER COLPA DELLA CRISI

In Comune hanno un sospetto. Che la città groviera sia un po’ diventata un alibi per fare soldi. Sì, perché le richieste di danni per cadute accidentali o danni riportate alle cose (vedi automobili, case, biciclette) sono triplicate in tre anni. E, soltanto dall’anno scorso, risultano aumentate del 22 per cento: nel 2008 erano 780, nel 2009 (e dicembre non è ancora finito) sono diventate 955. Insomma, a leggerle così, queste cifre svelate dall’Avvocatura del Comune emerge un fatto: il manto stradale della città è ridotto male (ma l’anno scorso anche la neve ci ha messo del suo) e anche le finanze dei cittadini non stanno troppo bene, e nessuno lascia più correre. «E’ vero, le cause sono aumentate e, anche se il 2008 e l’inizio del 2009 è stato un anno particolarmente nevoso e piovoso, con tutto quello che ne deriva in termini di sicurezza – spiega Antonino Calvano di Palazzo Civico che gestisce la mole di cause dirette al Comune – ma certamente parte di questo aumento di richieste danni è dato dal fatto che rappresentano un’entrata». Incalza: «Un altro dato che avvalora questa lettura è che aumentano le cause, ma non crescono di pari passo anche le vittorie giudiziarie da parte dei cittadini: il 60-70 per cento dei contenziosi continua a vincerlo il Comune». Resta il dato clamoroso. Tre cause al giorno contro la città delle buche. Ma anche contro la città degli alberi caduti (se piomba sulla carrozzeria, o peggio, sulle persone, ci vanno di mezzo gli amministratori del Verde pubblico) e la città dei marciapiedi ghiacciati (nell’ultima nevicata del febbraio scorso sono finite al pronto soccorso per fratture da ghiaccio 32 persone). Il dato assoluto ha comunque del sorprendente. Ancor più se paragonato a quanto accade in un’altra metropoli, ben più estesa e trafficata: Milano. «E’ vero – spiega ancora Calvano – però lei deve tenere conto che noi abbiamo la collina, con tutto quello che ne consegue: strade impervie, neve, problemi». Eppure le cifre diffuse dall’avvocatura del Comune non scherzano: ogni giorno più o meno due o tre persone decidono di far causa all’amministrazione perché hanno «inciampato» – a piedi o anche in moto oppure in auto – su un manto d’asfalto trasformato in trappola. Per uno che si rivolge all’avvocato – affrontando una lunga trafila burocratica, questo va da sé – il buon senso dice che ce ne sono parecchi altri che tornano con la loro bella slogatura a casa e se ne stanno zitti. La percentuale di coloro che nel 2009 hanno fatto causa e il tribunale ha dato loro ragione è del 30-35 per cento. «Ribadiamolo una volta per tutte – contrattacca la responsabile di strade e marciapiedi, l’assessore Maria Grazia Sestero – Torino non è Beirut, insomma, il suo asfalto non è ridotto a una groviera, anzi, quest’anno abbiamo messo un milione di euro in più a budget per la manutenzione straordinaria, non lasciamo certo i presidenti di circoscrizione senza un euro per riparare danni così grandi da poter rovinare la vita ai cittadini». Aggiunge: «Certo, il bilancio è quello che è, ma certamente la situazione rispetto all’anno scorso non è peggiorata, anzi».  Sarà, ma intanto i cittadini su questo asfalto rischiano spesso di lasciarci l’osso del collo (non parliamo dei motociclisti) e non soltanto in periferia: e si rivolgono massicciamente al Codacons. Facendo un giretto anche nel salotto cittadino si possono scoprire – in vari punti delle vie più centrali e battute dai mezzi pubblici – lose divelte (fatevi un giretto in via Cernaia e avrete la prova che è dura attraversare la strada senza guardare bene dove si mettono i piedi) cubetti di porfido sollevati, voragini fra le rotaie del tram, catrame collassato. Insomma, le strade di Torino ricordano l’abito di uno spaventapasseri e avrebbero bisogno dell’intervento urgente di un sarto.

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