28 Novembre 2013

Traffico rifiuti speciali Codacons parte civile

Traffico rifiuti speciali Codacons parte civile

Valerio Lai A pochi giorni dall’ inizio del processo «Chernobyl», che prenderà il via il prossimo 5 dicembre contro 39 persone imputate per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti ambientali inerenti al traffico di rifiuti speciali, al danneggiamento aggravato, alla gestione illecita di rifiuti inquinanti dispersi nell’ ambiente, al disastro ambientale, falsi e truffa aggravata ai danni di enti pubblici, il Codacons di Salerno ha deciso di costituirsi parte civile, a tutela dell’ area del Vallo di Diano che è stata interessata negli anni scorsi, dall’ inizio del 2006 fino al giugno del 2007, da un ingente sversamento di rifiuti speciali. Si parla di 980mila tonnellate, tra scarti di lavorazione della pietra, tessuti vegetali, fanghi prodotti da depuratori, imballaggi, miscugli di scorie di cemento, mattoni e ceramiche e tanto altro ancora, che nel corso di circa 18 mesi sono stati abbandonati in aree ben definite del Vallo, da San Pietro al Tanagro, passando per Teggiano, Sant’ Arsenio, San Rufo, Capaccio e Montecorvino Rovella. La procura di Santa Maria Capua Vetere ha dato il via alle indagini, giungendo all’ individuazione di una miriade di siti di sversamento, nel Vallo di Diano, in Puglia e nelle province di Salerno e Avellino. «Il nostro target è quello di smuovere le coscienze per spingere a denunciare questi episodi», spiegano l’ avvocato Matteo Marchetti, vice segretario nazionale del Codacons, e il professor Roberto De Luca, responsabile della sede «Vallo di Diano» del Codacons. Per avere un’ idea della portata del fenomeno, basti pensare che per accogliere 980mila tonnellate di rifiuti servirebbe una fila di tir lunga da Palermo a Milano. È facile immaginare i guadagni di questa illecita attività che, perdurata per 18 mesi, ha fruttato circa 50 milioni di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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